| “Quale è il ruolo del farmacista del 2000?” |
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Il ruolo del farmacista
"Quale sarà il ruolo del farmacista del 2000?" Questa domanda fu posta al Congresso UTIFar di Messina del 1966. Per decenni ha atteso risposta. Solo nel Congresso di Trieste del 1983, grazie al Dottor Elio Machi, si tentò un dibattito dedicandolo alla Educazione Sanitaria in farmacia. Fu invitato come gradito ospite il Professor Alessandro Seppilli, che, in un suo precedente editoriale, definiva il farmacista “un Professionista della Salute”. Giacomo Leopardi gli fece eco dichiarando che il farmacista sarebbe dovuto diventare “essenzialmente un Educatore Sanitario”. In pochi colsero la grande opportunità. In seguito. a Riccione nel 1985, Marcello Marchetti definì il farmacista moderno come “un professionista che vende cultura della salute”. Personalmente mi onoro di aver partecipato a tale dibattito. A Trieste mi capitò di dire una frase che non immaginavo diventasse una chiave di volta: “Un prodotto parte dal produttore e giunge al consumatore arricchito in farmacia da una corretta educazione alla salute.” Detto per inciso Giacomo Leopardi si accorse quanto ‘utopico’ fosse questo progetto tanto che scrisse un libro, con annesse diapositive’, dal titolo provocatorio: “Educhiamoci ad Educare”. “Se vogliamo essere Educatori Sanitari dobbiamo iniziare ad educare il farmacista”. Purtroppo aveva ragione. Eppure nei nostri dibattiti c’era qualcosa di vero: “Noi siamo portatori di una cultura sanitaria, antica, a livello strada. Siamo lì ogni giorno, oltre il marciapiede, e ogni giorno trasferiamo all’utente un approccio alla salute, nel bene e nel male, siamo un punto di riferimento e insegniamo un atteggiamento, spesso non consapevolmente.” La chiave di volta di un approccio moderno la indicò Alessandro Seppilli: L"’informazione diventa Educazione solo quando si crea il ritorno del messaggio, ovvero quando si stabilisce un rapporto di feed-back continuo con l’utente.” Parleremo di Educazione Sanitaria, ma intanto consegnando un Antibiotico possiamo anche immaginare un batterio cattivo che è diventato nemico da combattere, virulento. Ecco il nostro esercito che si muove per difendere il proprio organismo: arriva un macrocita che se lo mangia, fagocita il nemico. Poi un leucocita che analizza le sue spoglie, un linfocita che progetta un’arma micidiale, l’anticorpo, e infine l’avvocato Plasmaco che nelle sue fabbriche (i linfonodi) con i suoi operai specializzati (le plasmacellule) produce queste armi ‘Anticorpi’. “Gin Aureo Stafilocco dei Gram Più”. Possiamo anche immaginare l’arrivo dei marines (gli antibiotici), nostri alleati, venuti a combattere il nostro nemico. A volte riusciamo a isolarli in riserve indiane, ‘o si adeguano o si estinguono’! Altre volte riusciamo a distruggerli definitivamente. Altre ancora qualcuno ancora virulento può diventare un ‘resistente’. Noi sappiamo anche che dopo aver buttato bombe si sono le macerie,e cadaveri, ci toccherà inviare becchini e spazzini, disintossicare e ricostruire il nostro sistema di difesa. Il nostro ruolo non può prescindere da tutto questo. Alessandro Seppili fu padre della Riforma Sanitaria Preside della Facoltà di Igiene di Perugia. sindaco di Perugia, fondatore dei primi consultori, fondatore di Medicina Preventiva ed Educazione alla SAlute, creatore del Centro Sperimentale per l'Educazione alla Salute eccetera eccetera.
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| Scritto da Gabriele Carcano |
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