La nutrizione e la struttura ossea

L’osteoporosi e le fratture conseguenti rappresentano un problema rilevante per la salute pubblica. L’identificazione dei fattori che determinano la perdita di densità ossea potrebbe portare a una riduzione delle fratture conseguenti. Esistono in letteratura molti dati sul ruolo del calcio e della Vitamina D. Purtroppo la maggior parte dell’attenzione si è concentrata esclusivamente su questi due nutrienti. In realtà, dati sempre più numerosi e recenti dimostrano l’importanza di tutta una serie di altri nutrienti.
Tra questi, i più importanti sono minerali quali: magnesio, potassio, silicio, rame, zinco, selenio, sodio, Vitamine (C, K, B12, A) e macronutrienti quali proteine, grassi e zuccheri.
In più, alimenti come la frutta e la verdura sono da considerarsi utili nella prevenzione dell’osteoporosi. Tutti questi nutrienti ed alimenti influenzano la salute dell’osso in differenti modi, in prima battuta modificando il metabolismo e l’assorbimento del calcio. Il metabolismo acido-base sembra essere il più importante meccanismo attraverso il quale tutti questi nutrienti interagiscono per impedire la perdita di massa ossea.
(Vedi l'importanza del Silicio in "Le Ossa sono Vive" e l'articolo Osteoporosi e Ph')
IL METABOLISMO ACIDO-BASE La teoria secondo la quale un ambiente prevalentemente acido conduca a una progressiva perdita di massa ossea è da tempo proposta ed è oggi supportata da numerose evidenze scientifiche. È dimostrato che le diete ricche in nutrienti che concorrono alla formazione di acidi, quali cibi ricchi di proteine, di fosforo e di cloro e carenti di frutta e verdura, potassio, calcio, magnesio, e Vitamina C conducano a una minore densità minerale ossea e a un più alto rischio di frattura. Poiché questi tipi di dieta sono molto comuni nel mondo moderno soprattutto, occidentale, è di grande importanza capire se e fino a che punto queste teorie si ripercuotano sulla popolazione. Fin dal 1968 Wachman e Bernstein suggerirono che la terapia dell’osteoporosi può cominciare dalla prevenzione, ovvero cercare di limitare l’attività tampone del minerale osseo attraverso una dieta di tipo alcalino, ricca quindi di frutta e verdura e con una moderata quantità di proteine e latte. Esperimenti in vitro indicano che l’acidosi metabolica causa un rilascio di calcio dall’osso, dovuto alla dissoluzione del minerale.
Nel corso del tempo si è osservato che l’acidosi metabolica porta ad una alterazione di alcune funzioni cellulari, in particolare un incremento del riassorbimento dell’osso da parte degli osteoclasti e una diminuzione della funzione degli osteoblasti. Le diete ad alto contenuto di frutta e verdura creano un ambiente alcalino e una serie di composti che, durante il loro metabolismo, accettano ioni idrogeno. Frassetto et al. hanno esaminato l’incidenza, a livello mondiale, di fratture dell’anca in donne in post-menopausa in relazione al consumo di cibi animali o vegetali. Si è visto che le fratture dell’anca sono direttamente proporzionali all’apporto nella dieta di proteine animali e inversamente proporzionali all’apporto di vegetali. Suggeriscono che il rischio di frattura dell’anca è correlata alle conseguenze della dieta sull’equilibrio acido base. Sellmeyer et al. hanno dimostrato che le donne con un rapporto elevato tra nutrienti animali e vegetali hanno perdite di massa ossea significatamente più importanti e un più alto rischio di frattura dell’anca (rischio relativo = 3,7) rispetto alle donne con un rapporto inferiore a uno. In conclusione, mentre gli effetti di vari nutrienti e pathway metabolici coinvolti devono ancora essere ben chiariti, ormai numerose evidenze supportano la tesi dell’importanza del metabolismo acido-base nel mantenimento della salute ossea
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