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Cantiere Salute - Tai Ji Quan - Yang

Studio sulla forma Yang 108

ll principio del Taiji-Quan di usare l’immobilità nel movimento in modo da padroneggiare l’azione attraverso la non-azione, implica che ogni forma esteriore dovrebbe manifestare una percezione interiore di immobilità. Il fine è quello di diventare più tranquilli interiormente, allo scopo di influenzare l’esterno.

Qui di seguito cerchiamo di approfondire movimento  per movimento ogni passaggio delle tra parti della forma Yang 108.

I° parte

Apertura:

Peng

Peng è tradotto come parare, difendersi andando incontro alla forza dell’avversario in maniera attiva; è rappresentato da Qian, il cielo a sud. Peng è rappresentato da 3 linee Yang continue associate, simbolo nella tradizione filosofica cinese dell’elemento attivo, forte e “duro”. Esso è il primo cancello fondamentale, origine e base per i successivi movimenti. Peng è Yang nelle braccia, nel busto e nelle gambe. Il peso è in avanti. Nel rispetto delle legge dello Yin e dello Yang, che permea ogni aspetto dell’esistenza e nello specifico dei movimenti e dello spirito del Taiji Quan, Peng raccoglie in realtà in sé sia l’elemento Yang, “attivo” di attacco, propositivo e di opposizione, sia l’elemento Yin, ricettivo e morbido del movimento.


Esistono quindi un Peng Yin e un Peng Yang.

Peng Yin rappresenta l’aspetto intimo, introspettivo e ricettivo del movimento. Può essere definito come forza di ascolto del proprio corpo nonché di quello dell’avversario, derivante dalla conoscenza di se stessi e del proprio interno nonché dalla interiorizzazione dell’origine del movimento. Esso è direttamente in relazione al sistema neuro sensoriale nello sviluppo della capacità propriocettiva; qualità, che si origina nella fittissima rete di “sensori” situati nei tendini, nei legamenti e nei muscoli del corpo umano quali indicatori preposti al controllo costante della posizione del corpo nello spazio. Oltre allo sviluppo dei sensi normalmente conosciuti, il senso propriocettivo supera i comuni canali di percezione per presentarci una nuova dimensione di percezione e sensibilità corporea, emozionale e di variazione dei nostri stati mentali. La comprensione unita alla consapevolezza di questa qualità di Peng porta, inoltre, ad una migliore interpretazione del linguaggio dei classici, in particolare per espressioni quali “essere più leggeri di una piuma”, “nemmeno una foglia si può appoggiare”, “essere un attimo prima dell’avversario”, etc.

Peng Yang si sviluppa invece in relazione al sistema neuromuscolare. Esso riguarda l’aspetto attivo del movimento, l’opposizione della struttura che segue alla prima fase di ascolto. Solo dopo aver accolto l’energia dell’avversario è, infatti, possibile restituirla aggiungendo a quanto raccolto la propria parte per rendere il movimento efficace.

Peng è caratterizzato da una sorta di tensione interna onnipresente nei movimenti ed assimilabile ad una sfera energetica, che avvolgendo e comprendendo l’arco delle braccia, si espande all’esterno creando un percorso circolare attorno al quale il movimento si sviluppa. La forza e l’efficacia di Peng non sono il risultato della forza muscolare ma derivano dall’elasticità creata internamente fra muscoli rilassati, tendini e legamenti ed una forza interna che proviene direttamente dalla sorgente del Tan Tien e si trasmette fluida e priva di attriti lungo linee di forza abilmente e pazientemente “scavate”.

E’ una forza attiva derivante dal lavoro in sinergia della struttura.

Esecuzione Peng (destro)

Il braccio destro sale dalle anche con un movimento curvilineo fino quasi all’altezza della spalla, palmo e avambraccio rivolti verso il petto e ad esso paralleli. Il gomito è leggermente flesso ed il polso leggermente piegato. Il braccio sinistro, con il palmo rivolto all’ingiù, è di fronte allo stomaco all’altezza del gomito destro. Esso bilancia la spinta in avanti dell’avambraccio destro. Gli arti sono internamente connessi e l’arco delle braccia si mantiene invariato nello sviluppo del movimento. Gambe in posizione Gong Bu. Le braccia sono arrotondate, quasi a sostenere un pallone, la palla di Qi, fra esse ed il corpo. Le spalle sono abbassate e attivamente sprofondate nella zona lombare. Le braccia sono sostenute dall’interno grazie alla rotazione dell’omero nella sua sede e sono connesse alla struttura come se il braccio fosse appoggiato sul bacino. I muscoli superficiali ne risultano rilassati.

Peng è un movimento di difesa (parare un colpo che arriva frontalmente) cosi come di attacco. Come dice il Maestro Xu: “Ogni difesa è un attacco”.

Cancelli Peng è il cancello riscontrabile in pressoché tutti i movimenti del Taiji: forma, Qi Gong  e Tui Shou. Inteso come tensione energetica interna, potenzialità, forza che si oppone, cedendo inizialmente per assorbire la forza dell’avversario e mantenere una sorta di sfera cuscinetto, involucro espanso in tutte le sei principali direzioni, rappresenta lo stato potenziale, caratteristica prima per un movimento efficace e naturale. Nello specifico Peng è il primo movimento delle serie “accarezzare la coda del passero” (sequenza Peng-Lu-Ji-An) presente numerose volte nell’arco di tutta la forma, sia nella sua versione semplificata di raccordo che nella sua versione integrale.

Nell’analisi verranno evidenziati solo i principali cancelli presenti nei movimenti, considerando che ogni movimento può contenere più o anche tutti i cancelli in misura diversa. Inoltre, le numerose applicazioni che possono essere effettuate dei movimenti della forma conducono ad una diversità nell’analisi dei movimenti dovuta, a seconda delle situazioni alla prevalenza di alcuni cancelli rispetto ad altri.

Linee di forza Peng (destra)

Il movimento è circolare e la spinta proviene dal piede posteriore. Il movimento si trasmette ad onda dal piede all’anca, al sacro, alla colonna vertebrale e alla spalla fino a giungere al braccio. Le principali linee di forza coinvolte sono: braccio-gamba in avanti; braccio anteriore-gamba posteriore; Zhong Ding; arco gambe; arco braccia

Anca destra posteriore rimane “aperta” e “abbandonata” nella sua sede nell’arco dello sviluppo del movimento in quanto deve permettere la trasmissione della forza piede-braccio.

Nell’esecuzione il peso viene progressivamente trasferito dal piede destro al piede sinistro (rimane intesa la regola del 33% e cioè la componente del peso rimane, come prosecuzione dell’area dello Zhong Ding, al centro dell’area del poligono formato dai piedi; lo spostamento avviene nell’ambito del rimanente 33%; ciò significa che il 33% si aggiunge rispettivamente e progressivamente alla parte protesa in avanti o indietro del corpo).  L’asse di rotazione è sempre lungo la colonna vertebrale, lungo la linea virtuale dello Zhong Ding; le varie componenti corporee, muscoli, tendini, legamenti, con l’energia e l’intenzione si raccolgono e concentrano al centro lungo un’asse risultato dell’interazione tra muscoli paravertebrali profondi, legamenti laterali della colonna e struttura osteo-articolare.

Il braccio davanti allo stomaco è allineato sulla linea centrale,  di equilibrio fisico, energetico e mentale dello Zhong Ding.

Zhou (rotazione prima spinta a destra)

Afferrare la coda del passero

Come in una composizione musicale il tema viene enunciato all’inizio, così all’inizio della sequenza afferrare la coda del passero può esserne considerato il tema: l’autorealizzazione individuale. Così come in un brano musicale il tema riemerge dopo variazioni e modulazioni, allo stesso modo nella sequenza il tema ritorna per otto volte per ricordare all’uomo di non disperdersi durante la sua ricerca ma di tenerne sempre presente lo scopo programmato. Il passero è il simbolo della leggerezza e della liberazione dalla pesantezza costituita dalla gravità. Riferito all’uomo è il suo sforzo per “afferrare” la leggerezza, simbolo degli stati superiori dell’essere, quelli spirituale, e liberarsi della gravità, simbolo della parte materiale, animale. Da un punto di vista letterale, essoterico, è chiara la difficoltà di afferrare un uccello per la coda; a maggior ragione, esotericamente, ne è la difficoltà di liberarsi dai legami della condizione umana. Nel Taoismo gli immortali assumono figure di uccello per significare la liberazione dalla terra. E’ anche simbolo del mondo celeste, opposto al serpente, simbolo del mondo terrestre

I movimenti sono curvilinei, devono essere leggeri, lenti, circolari e concatenati senza mai interruzioni come un cerchio senza inizio né fine.

Parata (Peng sinistro); Parata (Peng destro)

Tirare indietro ruotando (Lu)

Premere avanti (Ji)

Spingere (An)

Passaggio: versione di Lu con prevalenza componente tirare verso sinistra per poi spingere lateralmente a destra. Movimento si sviluppa lungo cerchio su piano orizzontale altezza vertebra T11/T12.

Frusta semplice (Danbian): piccolo Lie e piccolo Cai

Sollevare la mani (Tishou Shangshi): Tirare in basso (Lie); Parare (Peng come tensione) che si può trasformare in Zhou

Colpo di spalla (Kao)

Airone Bianco spiega le ali (Bai-e liang chi): Lie (direzione alto-basso); Zhou

Spazzolare il ginocchio (Li xi ao bu): Zhou nascosto; Lie

Suonare il Pipa (Shou Hui pipa); Cai, Tirare verso il basso

Avanzare con il piede e colpire con i pugni (Jin ban lan chui): Lie

Spingere: An

Passaggio. Zhou

Chiusura apparente; Zhou, Ji

Lu è tradotto come ritirarsi ruotando, tirare indietro. E’ un movimento che assorbe, ricettivo e rappresentato per questo da Kun, la terra, a nord. Lu è rappresentato da 3 linee Yin. Esso è Yin, cedevole nelle gambe, nel tronco e nelle braccia. Il corpo e la struttura si ritraggono per accogliere l’energia dell’avversario. Nel rispetto della legge universale dello Yin e dello Yang l’apparente “ morbidezza” estrema del movimento nasconde la forza/tensione di una molla che si carica pronta ad essere rilasciata.

Ji, è tradotto come premere ed è rappresentato da Kan, acqua, a Ovest. Esso è raffigurato da 2 linee Yin all’esterno e 1 linea Yang all’interno. Gambe e braccia sono morbide all’esterno cosi come l’acqua apparentemente cedevole e plasmabile, nasconde al suo interno la durezza, la forza e la determinazione interna (il tronco è solido e forte). Ji si sviluppa in sequenza a Lu quale fase attiva di rilascio dopo l’assorbimento.

An è spingere, rappresentato da Li, il fuoco ed est. Esso è rappresentato da 2 linee Yang all’esterno ed 1 linea Yin all’interno. Come il fuoco apparentemente forte ma con un essenza “morbida”, anche braccia e gambe sono forti mentre busto ed interno sono Yin.

An è il movimento che, dopo aver raccolto la forza dell’avversario, la convoglia verso il basso per poi spingerla sollevandola in avanti e verso l’alto lungo un percorso circolare.

Cai, tirare in basso è rappresentato da Xun, il vento a sud-ovest. 1° linea Yin corrispondente a gambe morbide e mobili e 2° e 3° linea Yang per tronco e braccia solidi. Tutto il corpo partecipa al movimento verso il basso senza mai perdere l’ancoraggio e la connessione al suolo. Mentre una parte del corpo tira in avanti, la parte posteriore si ancora e sprofonda a terra in senso opposto con forza uguale e contraria.

Lie, separare, dividere, è rappresentato da Zhen, il tuono a nord-est. 1° linea Yang corrispondente a gambe solide le gambe e 2° e 3° linea Yin corrispondenti a braccia e tronco mobili.

Le due metà del corpo si muovono in opposizione sviluppando la potente qualità di apertura e chiusura.

Zhou, colpo di gomito, è rappresentato da Tui, il lago, a sud-est. Prime 2 linee Yang (stabili gambe e busto) e 3° linea Yin corrispondente a braccia estremamente mobili.

Kao, colpo di spalla, meglio da interpretare con colpire con il corpo, è rappresentato da Ken, la montagna a nord ovest. Rappresentato dalle prime 2 linee Yin corrispondenti a gambe e busto, presenta forza ed una 3° linea Yang con braccia forti e stabili come una montagna dura in superficie ma cava al suo interno.

ESECUZIONE

Le dinamiche fondamentali e i principi di postura per un vero movimento Taiji, caratterizzano con maggiore o minore rilevanza tutti gli otto Cancelli. Questi verranno evidenziati nel corso dell’analisi dei singoli movimenti e per evitare la loro ripetizione potranno comparire in una singola spiegazione. Questo espediente sottintende comunque la loro generale validità e costante presenza.

Lu (destro)

Le braccia si raccolgono tirando all’indietro mentre il palmo della mano sinistra è rivolto in basso e il palmo della mano destra verso l’alto. Con Lu si cede alla forza dell’avversario, raccogliendola. Tutto il corpo partecipa al movimento con una torsione che, partendo dalla vita e dalle anche, porta a trasferire progressivamente il peso verso la gamba posteriore. Il raccogliere ed assorbire la forza nelle anche e nei piedi per mezzo di questo movimento torsivo, determina il movimento delle braccia. Il cambiamento di direzione del braccio, che invece di avanzare si ritira ruotando, deve essere continuo e circolare come a descrivere un otto.

Ji (destro)

A seguito di un movimento rotatorio in avanti dell’anca, inverso rispetto alla precedente tecnica, le mani tornano al petto sovrapponendosi con il taglio della mano destra appoggiato sul polso della sinistra. Il tronco si gira ed il peso torna in avanti. Le braccia esercitano una pressione in avanti facendo partire il movimento dalla vita e dalle gambe.

La forza parte dal piede, è controllata dalla vita e canalizzata nella spina dorsale secondo un percorso “ad onda”, per materializzarsi infine nelle braccia e nelle mani.

L’avambraccio destro viene premuto in avanti mentre il palmo sinistro preme sul polso destro per aumentare la potenza. Con Ji la spinta, che si manifesta nelle braccia, viene moltiplicata dalla loro azione congiunta. E’ l’unione di Yin e Yang (dorso di una mano e palmo dell’altra) che si fondono e si supportano a vicenda.

An

Le mani posizionate di fronte al petto si aprono verso l’esterno come per liberarsi da una presa, la mano sinistra passa sopra la destra. Questo movimento è originato dall’apertura e dalla sprofondamento delle anche e della zona lombare. Esse tornano poi verso il petto e con i palmi rivolti in avanti verso l’esterno, spingono secondo una linea curva in avanti dal basso verso l’alto. Il corpo tira inizialmente indietro “sedendosi” sulla gamba destra per spostarsi durante il movimento sulla gamba anteriore. Il movimento di spinta parte dalla vita e dal piede per trasferirsi alle mani. La spinta da queste esercitata non è equamente distribuita, prevale bensì sulla mano avanzata.

An accoglie inizialmente la pressione dell’avversario sulle nostre braccia, la vanifica allargando gli arti e permettendo all’avversario di entrare. All’apertura si sussegue una chiusura che assorbendo la forza dell’avversario, gli fa trovare una sensazione di vuoto interrompendo il flusso della sua forza. Da questa posizione arretrata la spinta a spirale dai piedi ci permette di agire sul suo “vuoto”, per spingere su entrambe le braccia. La spinta proveniente dall’arco dorsale si trasferisce agli omeri connessi alla struttura per mezzo del loro avvolgimento a spirale verso l’interno nella cavità glenoidea. I gomiti ne risultano pesanti, ancorati al tronco e forti, in grado di trasmettere la forza. Nella struttura dell’ ”insieme funzionale braccio” è quindi l’avambraccio il principale responsabile della connessione e dell’ancoraggio mentre urna e radio trasmettono il movimento anch’essi secondo un percorso a spirale.

Lie

Dalla posizione avvitata es. sulla gamba sinistra con braccio destro sotto e braccio sinistro sopra come a sorreggere la palla di Qi, fare avanzare la gamba destra assumendo la posizione Gong Bu sul lato destro. Aprire e sollevare obliquamente il braccio destro fino all’altezza della fronte palmo, rivolto in alto come a sostenere un vassoio, abbassando e facendo arretrare appena il braccio sinistro vicino alla gamba palmo in basso. Questa tecnica è Lie, o separare, dividere.

Con Lie si divide l’avversario tirandolo da una parte e spingendolo dall’altra o bloccandolo con le gambe e squilibrandolo con le braccia ed il tronco.

In Lie agiscono due forze contrapposte che si originano dalla base delle struttura – anche e bacino, gambe e piedi – per esprimersi a livello delle braccia in un’apertura atta a dividere, separare appunto. Le braccia conservano il loro naturale arco, braccio destro che si avvolge dinamicamente a spirale a partire dall’omero e braccio sinistro ad arco, che para (Peng) in basso. Questa conformazione generata dall’interno permette la trasmissione della forza e conferisce gli arti una stabilità simile a quella di una stoffa avvolta su se stessa e per questo resistente nella sua struttura interna e pronta ad essere rilasciata.

E’ l’integrazione fra l’avvolgimento muscolare in un senso e la struttura ossea nell’altro a generare la potenza e la stabilità dinamiche del movimento.  Tutta la zona del tronco partecipa attivamente al movimento amplificato dalle braccia.

Lie è un’efficacissima tecnica per lo sviluppo della qualità di apertura e chiusura del Taiji sia in senso energetico (mobilità del tronco e relativa circolazione del Qi) sia in senso marziale come forza che preme in apertura-chiusura ed in diagonale.

“La spinta in avanti di un braccio (apertura) è controbilanciata dalla spinta indietro dell’altro (chiusura). Il bilanciamento non riguarda solo le braccia ma coinvolge tutte le parti strutturali lungo le principali linee di forza del corpo in un processo equilibrante che ci permette di essere sempre bilanciati”

Cai

Dalla posizione precedente in Lie (es. “Dividere la criniera del cavallo selvaggio”) arretrare la gamba anteriore (es. destra) per assumere la posizione vuota Xu Bu toccando terra solo con la punta del piede. Si mantengono gamba e piede destro davanti a noi con il palmo sinistro vicino al gomito destro. Le braccia tirano, si estendono abbassandosi verso la terra. Nelle applicazioni questa tecnica può assomigliare a Lu con la differenza che in Lu si cede alla forza dell’avversario mentre in Cai si aggiunge alla sua la nostra forza.

Come nell’esercizio per acquisire questa tecnica (ed il Jing da essa risultante) bisogna visualizzare (processo mentale per la finalizzazione del gesto) l’atto di staccare delle foglie da un ramo tirandole verso il basso, allo stesso modo Cai è il movimento di estensione verso il basso che coinvolge tutto il corpo. Non è il braccio a compiere il movimento, bensì un arto connesso ed integrato alla struttura che “tira” partendo dai piedi. Mentre un braccio si solleva, l’altro tira/estende verso il basso descrivendo un cerchio risultante dalla componente delle forza verso il basso ed indietro verso di noi.

Zhou

Zhou è il colpo di gomito prevalentemente effettuato con l’avambraccio piegato ed il gomito pronto a colpire. Dopo aver premuto i piedi al suolo, usando il piede come perno “si proietta” il corpo in avanti, indietro o nella direzione desiderata impiegando il gomito come punto di contatto. La forza tre origine dal piede, è controllata dalla vita e si manifesta nel gomito. “Zhou è come la palude che lo rappresenta, è improvviso, pericoloso ed infido”. Nella forma 108 da noi sino ad oggi praticata ed ancor più nella forma 24, le sequenze sono state semplificate e la presenza di questo movimento mascherata e posta in secondo piano. In realtà Zhou si ritrova nello sviluppo della forma in numerosi punti spesso integrato in altre sequenze.

Kao

Questo movimento, anch’esso riscontrabile in numerose sequenze della forma come parte integrante o naturale prosecuzione delle stesse, è simile nello sviluppo a Zhou, salvo il fatto che il punto di contatto è la spalla invece del gomito. In realtà la definizione più appropriata di questo movimento è “colpo con tutto il corpo”. L’impatto, infatti, avviene a seconda delle applicazioni di spalla cosi come con tutto il corpo. In ogni caso è la forza di tutta la struttura a generare e determinare la portata e l’efficacia dell’azione; è tutta la fascia laterale del corpo che ruota attorno allo Zhong Ding ad assestare il colpo.

L’analisi effettuata è stata di tipo statico. L’evoluzione degli 8 cancelli in senso dinamico conduce all’analisi dei cosiddetti Jing, letteralmente Forze, che si sviluppano nell’espressione dei cancelli dalla trasformazione della forza interna nel movimento

Peng Jing è il più importante tra gli 8 Jing. Esso deve essere presente in tutti i punti ed in ogni momento nell’arco del movimento.

Sviluppandosi ogni movimento mai in senso lineare, ma nell’evoluzione di una curva, espressione di un cerchio interno, Peng Jing è la forza che accoglie e protegge sostenendo nello stesso momento dall’ interno. Esso rappresenta la tensione interna (mai intesa come contrazione, bensi come stato potenziale), espressione di una struttura connessa che rende il movimento leggero, fluido, economico ed il corpo sempre pronto a finalizzare o modificare il gesto.

PRESENZA DEI CANCELLI NELLA FORMA 108 STILE YANG

Elenco sequenze della forma con analisi dei singoli movimenti

I° parte

Apertura: Peng; Zhou (rotazione prima spinta a destra)

Afferrare la coda del passero

I movimenti sono curvilinei, devono essere leggeri, lenti, circolari e concatenati senza mai interruzioni come un cerchio senza inizio né fine.

Parata (Peng sinistro); Parata (Peng destro)

Tirare indietro ruotando (Lu)

Premere avanti (Ji)

Spingere (An)

Passaggio: versione di Lu con prevalenza componente tirare verso sinistra per poi spingere lateralmente a destra. Movimento si sviluppa lungo cerchio su piano orizzontale altezza vertebra T11/T12.

Frusta semplice (Danbian): piccolo Lie e piccolo Cai

Sollevare la mani (Tishou Shangshi): Tirare in basso (Lie); Parare (Peng come tensione) che si può trasformare in Zhou

Colpo di spalla (Kao)

Airone Bianco spiega le ali (Bai-e liang chi): Lie (direzione alto-basso); Zhou

Spazzolare il ginocchio (Li xi ao bu): Zhou nascosto; Lie

Suonare il Pipa (Shou Hui pipa); Cai, Tirare verso il basso

Avanzare con il piede e colpire con i pugni (Jin ban lan chui): Lie

Spingere: An

Passaggio. Zhou

Chiusura apparente; Zhou, Ji

II° parte

Riportare la tigre in montagna: Zhou

Afferrare la coda del passero; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

Pugno sotto il gomito (zhoudi chui); Lie

Indietreggiare e respingere la scimmia (Dao nin hou): Lie; Zhou

Volo obliquo (Xie fei shi): Lie molto aperto di totale separazione; tutto il corpo partecipa a partire dalle anche

Sollevare le mani ; (vedi sopra)

Colpo di spalla (Kao)

L’airone bianco spiega le ali; vedi sopra

Spazzolare il ginocchio; vedi sopra

L’ago in fondo al mare (haidi zhen): Zhou; Lie poi Cai

Aprire il ventaglio (Shan tong bei): Lie

Voltarsi e colpire di pugno (zhuan shen pie shen chui): Peng alto; Zhou; Lie; Lu

Avanzare con il piede e con i pugni; vedi sopra

Afferrare la coda del passero; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

Mani nelle nuvole: sequenza di Peng per parare e respingere un attacco qualunque dell’avversario. Nasconde anche il colpo di gomito Zhou e Kao

Frusta semplice; vedi sopra

Accarezzare il collo del cavallo (Gao tan ma): Lie

Calcio verso destra (You fen Jian): nasconde Zhou e Lie tra le braccia; Ji

Calcio verso sinistra (Zuo fen Jian); come sopra

Voltarsi e tirare un calcio con il tallone (Zhuan shen deng Jian); vedi sopra; Ji

Zhou

Spazzolare il ginocchio; vedi sopra

Avanzare di un passo e dare un pugno verso il basso (Jin bu cai shui); vedi sopra

Zhou nel girarsi verso destra

Voltarsi e colpire di pugno (zhuan shen pie shen chui): Lu; Zhou

Avanzare deviare verso il basso, parare e colpire con il pugno; Lie; Zhou

Doppio Peng (sequenza di raccordo)

Per preparare il calcio Peng sinistra

Lie prima di colpire con i pugni; Zhou

Colpire la tigre a destra (Zuo da hu). Nel girarsi: Zhou

Colpire la tigre a sinistra (You da hu). Zhou a sinistra

Dare un calcio con il piede dx, colpo con il tallone dx  (zuo ti Jiao); Peng; Ji; Lie

Colpire le tempie dell’avversario con i pugni

Dare un calcio con il piede sinistro; vedi sopra come per destro

Girarsi verso sinistra e incrociando le mani davanti al petto tirare un calcio a dx; Ji

Voltarsi e tirare un calcio con il tallone dx; Lu; Zhou; Cai; Lie

Peng; Zhou; Lie in apertura

Avanzare deviare verso il basso, parare e colpire con il pugno; vedi sopra

Chiusura apparente; vedi sopra

III° Parte

Riportare la tigre in montagna; vedi sopra

Afferrare la coda del passero; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

Dividere la criniera del cavallo selvaggio (yema fen zong)

A differenza di “Sollevare la mani” in questo movimento di trova oltre a Lie anche Peng nel braccio propenso in avanti, che non ha solo la funzione di dividere ma anche di proteggere ed eventualmente colpire.

Afferrare la coda del passero; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

La ragazza lancia la spola ai quattro angoli (yu nu chuan suo): Lie in apertura; nel girarsi avvolgendo Zhou; eventualmente Kao;  Peng

Doppio Peng (sequenza di raccordo)

Afferrare la coda del passero; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

Mani nelle nuvole; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

Il serpente che striscia (sheshen xia shi): Lu; Lie

Il gallo dorato sta su una gamba sola (Jinji du li): Cai nel passaggio

Indietreggiare e respingere la scimmia; vedi sopra

Volo obliquo; vedi sopra

Alzare le mani: vedi sopra

L’airone bianco spiega le ali: vedi sopra

Passo in avanti con sfioramento del ginocchio e torsione del tronco; Zhou, sopra descritto come spazzolare il ginocchio

L’ago in fondo al mare; vedi sopra

Aprire il ventaglio; vedi sopra

Avanzare di un passo, sviare, parare e sferrare un pugno; vedi sopra

Afferrare la coda del passero; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

Mani nelle nuvole; vedi sopra

Frusta semplice; vedi sopra

Accarezzare la criniera del cavallo selvaggio (Gao Tan Ma): Lie

Colpo in avanti con la mano a lancia (shizi shou); Lie ritirando e nel colpire avanzando

Voltarsi e incrociare le mani (zhuan shen shizi tui); Zhou

Spazzolare il ginocchio e colpire di pugno il pube dell’avversario; Zhou nascosto e Lie

Doppio Peng (sequenza di raccordo)

Frusta semplice; vedi sopra

Il serpente che striscia: Lu; Lie in apertura

Formare le sette stelle: Cai; Ji

Lie

Cavalcare la tigre (tui bu kua hu); Cai; Zhou

Voltarsi e sfiorare il loto (shuan shen bai lian); Cai

Colpire la tigre con l’arco (wan gong she hu); Lie; Peng; Zhou

Avanzare di un passo e colpire con il pugno; vedi sopra

Chiusura apparente; vedi sopra

Chiusura Taiji

LINEE DI FORZA E CONTENUTO ENERGETICO

Nell’evolvere della pratica del Taiji si sperimenta che una delle condizioni necessarie per la naturalezza, l’armonia e l’efficacia del movimento è la creazione di una corrispondenza tra la “forma” esterna, manifestazione del movimento attraverso il corpo e i percorsi che lo originano dall’interno. L’attivazione di questa corrispondenza avviene per mezzo delle linee di forza.

La realizzazione di questa condizione costituisce un passaggio fondamentale per migliorare la qualità della nostra pratica.

Lu

Questo cancello si ritrova solitamente come evoluzione del movimento da Peng.

Si sviluppa come prosecuzione e prolungamento dell’azione di rotazione dell’anca in apertura, per poi chiudere tirando e raccogliendo le braccia verso l’addome e verso il basso a partire dall’omero. Il movimento si genera come risultante della componente della forza in torsione e verso il basso. La dinamica di Lu è completata dall’azione dell’anca posteriore, che si carica come una molla trasferendo la forza dall’arco superiore e dorsale lungo il percorso bacino-anca-ginocchio (allineato sulla perpendicolare del piede) fino al piede. Il braccio posteriore segue questa dinamica e descrive un cerchio dall’alto verso il basso, da avanti verso dietro per preparare il movimento successivo.

Le principali linee di forza coinvolte sono: arco dorsale; arco braccio-gamba posteriori; arco braccio anteriore-gamba posteriore.

Ji

Il movimento si sviluppa lungo un percorso circolare e a spirale che, partendo dal retro del tallone, trasferisce la forza alle braccia. La spinta dal piede, derivante dalla forza accumulata durante il precedente movimento, viene rilasciata come in una molla che, svincolata, libera la propria energia. Il rilascio della forza interna avviene sotto il controllo vigile della volontà cosciente. La spinta si trasferisce alla struttura e per mezzo del femore alle anche, che aperte e mobili nella loro sede, permettono la trasmissione alla zona dorsale, vertebre lombari prima e dorsali poi sino a sotto le scapole per  raggiungere la linea mediana delle braccia. L’inversione del movimento di rotazione della vita attorno al fulcro dell’osso sacro nella sua prosecuzione nella colonna è continuo e circolare come a descrivere un otto.

La spinta in avanti della braccia apparentemente ad esse limitata si origina quindi in realtà dai piedi e da una struttura allineata ed armoniosa in cui la forza scorre senza attriti come risultante di componenti che agiscono integrate ed in modo globale.

Principali linee di forza coinvolte: Piede posteriore-mano anteriore; arco braccia; piede-mano posteriori.

Posizione gambe: Gong Bu; anca posteriore “aperta ed abbandonata” nella sua sede per permettere la trasmissione piede-braccio

An

Il percorso di forza maggiormente coinvolto in questa tecnica è l’arco dorsale.

Le braccia e le gambe seguono ed assecondano lo svolgimento lungo l’arco, che partendo dal collo scorre attraverso la colonna sino a giungere all’osso sacro. Questo, allungato verso il basso e rivolto in avanti, oltre a contribuire a “tendere l’arco dorsale” allungando e rafforzando il “dorso della tartaruga”, convoglia l’energia in avanti come a seguire la circonferenza del cerchio disposto sul piano sagittale del corpo umano. Ritirandosi verso il corpo l’energia viene risucchiata verso l’interno, dove per poter scorrere deve “trovare spazio” all’interno del corpo e potersi spalmare fino all’osso sacro.

Fra gli organi interni, i tessuti e la singole cellule deve crearsi, grazie all’espansione e all’apertura date dalla decontrazione e dall’ammorbidimento dei tessuti, uno spazio all’interno del quale forza, Qi e respiro possano circolare. In questo modo tutto il corpo diviene flessibile ed elastico, in grado di far scorrere, accumulare e rilasciare energia e tutto l’essere respira in uno scambio fisico ed energetico con l’ambiente.

La forza dell’avversario partendo dalle braccia viene “risucchiata” e convogliata in questo cerchio, condotto in basso lungo l’arco dorsale per giungere alle anche e da qui ai piedi. Per effetto dello sprofondamento e della forza di azione e reazione fra forza discendente del corpo e reazione uguale e contraria da terra, la forza risale dal basso e si convoglia nelle braccia lungo la componente delle forze risultante dalla spinta in avanti ed in alto.

Cai

Il percorso di forza principale di questo movimento è quello che si sviluppa lungo l’arco dorsale coinvolgendo direttamente l’arco delle braccia. La forza generata dal bacino, si trasferisce ai piedi e da questi al dorso. La colonna vertebrale tesa come un arco è forte, allungata ed allineata. Solo in questa condizione la forza si può spalmare per essere trasmessa lungo la colonna tra sacro e collo e toccare le “tre chiavi di controllo” disposte lungo la struttura portante del nostro corpo: C7 (settima vertebra cervicale), T11 (undicesima vertebra dorsale) e osso sacro. Attraverso questi snodi la forza si articola e viene trasferita supportata da quelli che vengono definiti i due poteri del corpo: potere del collo – Ding Jing – e potere della vita – Dong Jing – . La stabilità e la finezza del movimento da questi derivanti rendono la trasmissione della forza alle braccia efficace e potente.

Per quanto riguarda la connessione dorso – spalle – omero e braccia vale quanto precedentemente descritto.

Lie

L’origine di questa forza che separa fa riferimento alle anche e alla zona lombare che aprendosi ed allargandosi (rotazione in avanti ed in contrapposizione a partire dalle creste iliache) generano questo tipo di impulso. Non si tratta in questo caso “semplicemente” di rilassare ed aprire le anche e permettere il passaggio dell’energia nel complesso ed articolato sistema di cui fanno parte, bensì di generare un movimento di apertura in contrapposizione e di schiacciamento verso il basso. La contrapposizione si verifica non solo fra un’anca, un lato del bacino e l’altro ma anche tra le singole anche, i femori e la struttura che li avvolge (anca interna ed anca esterna) che lavorando in contrapposizione, avvolgimento a spirale destrogiro l’una e sinistrogiro l’altra, generano stabilità ed una potente forza a spirale centrifuga, che si sviluppa come espressione dell’intera struttura. La forza è inoltre generata dal piano diagonale del tronco e della struttura come contrapposizione anca-spalla. Il movimento si svolge lungo la circonferenza del cerchio che attraversa l’anca, il tronco e la spalla e discende dal dorso e dall’anca ed è responsabile, tra le altre, del movimento di apertura e chiusura lungo l’asse diagonale della parte superiore del corpo.

Questa dinamica profonda che coinvolge armoniosamente e sinergicamente tutti gli elementi della struttura è la sorgente originaria del movimento. Gli arti, come se fossero le dita di una mano, convogliano, dirigono e finalizzano il gesto. La dinamica del movimento coinvolge una struttura osteo-articolare-legamentosa armonizzata ed in sinergia con un sistema muscolo-tendineo attivo soprattutto nelle sue componenti profonde.

Le principali linee di forza coinvolte sono: arco delle braccia; arco gamba-braccio opposti; arco delle gambe.

Zhou

Zhou sviluppa prevalentemente la linea di forza laterale tra gamba e braccio. L’avvitamento dal piede trasferisce a spirale la forza lungo questo percorso preferenziale di scorrimento dell’energia al femore, anca, osso sacro, colonna, scapola ed omero per convogliarla moltiplicata ed efficace al gomito. Il passaggio, infatti, attraverso le cosiddette “9 perle” – sfere funzionali e giunti biologici del corpo – strategicamente situati lungo gli archi portanti della struttura-uomo (gambe, colonna vertebrale e braccia), consente non solo il trasferimento del movimento lungo la struttura ma anche la moltiplicazione dell’energia lungo il percorso.

Come un moto viene accelerato nel suo scorrere sopra una sfera, allo stesso modo la forza “spinta” attraverso questi nodi ne risulta moltiplicata. Si rende cosi ancora più evidente l’importanza di creare una struttura verticalmente connessa, autoportante ed integrata in cui la forza possa fluire liberamente ed il movimento risulti naturale, fluido ed efficace.

Kao

Simile nello sviluppo al cancello precedente, in Kao, o colpo con tutto il corpo, particolare attenzione deve essere prestata allo spostamento della forza durante l’azione. E’, infatti, assolutamente fondamentale che la forza rimanga dinamicamente ancorata ed equilibrata al centro:

1. Nella dinamica dell’arco delle gambe il peso non deve spostarsi in avanti e proiettarsi verso l’avversario; al contrario l’equilibrio e la forza peso devono rimanere nelle linea centrale dello Zhong Ding per garantire la stabilità e la reversibilità del gesto. E’ la forza di rotazione sull’asse centrale unita al potere della linea di forza laterale del corpo a determinare l’efficacia del movimento;

2. La forza non deve spostarsi verso l’alto concentrandosi nella zona della spalla; essa deve al contrario rimanere nella zona lombare, sacrale e del bacino per garantire lo sprofondamento nelle anche e a terra e la forza da ciò risultante.

Le linee di forza direttamente coinvolte sono: linea laterale gamba-braccio; Zhong Ding e linea braccio anteriore-gamba posteriore.

SVILUPPI

Progredendo nella pratica del Taiji si sperimenta a numerosi livelli di percezione e comprensione (mentale, corporea, emozionale e di sensibilità) uno sviluppo ed un approfondimento delle linee guida e dei principi di movimento del nostro corpo.

Da una prima fase di impostazione ed allineamento della postura, in cui si migliora la statica della posizione del corpo nello spazio e si inizia il percorso di conoscenza dell’energia, si evolve all’esperienza di un nuovo tipo di movimento del nostro corpo nello spazio.

La nuova sensibilità acquisita ed una migliorata e diversa consapevolezza dei meccanismi interni del movimento conducono ad un utilizzo rinnovato e naturale del nostro corpo. In questa fase rientra anche l’esperienza diretta dei percorsi di forza. ‘L’accordatura’ delle catene muscolari e la comprensione delle linee di forza sperimentata nella fase iniziale della pratica si evolvono nello sviluppo dinamico delle stesse.

Ecco che gli otto Ba-Men si presentano come principi guida fondamentali , basati sulle conoscenze elaborate nel tempo dai padri del Taiji, per lo sviluppo consapevole delle linee di forza. La constatazione, inoltre, che solo il corretto e fluido sviluppo di queste linee nel nostro corpo conduce ad un movimento economico ed efficace, evidenza ulteriormente l’importanza di questi cancelli.

Nel complesso e articolato percorso di evoluzione della pratica, gli 8 Ba-men rappresentano una delle componenti fondamentali per il lavoro sul Nei Gong, lo sviluppo della Forza Interna.

 

La frusta

Il movimento del corpo per effettuare la frusta corrisponde, secondo l’Yi-Jing, all’esagramma 49, Ko, che vuol dire “rotazione della Terra intorno al Sole che da luogo alle quattro stagioni”. La frusta è il simbolo del potere ed anche della volontà; inoltre è il simbolo dell’energia creatrice come il fulmine che vuol significare “la creazione che sorge dal nulla”. Nella prima parte la frusta si esegue come conclusione del tema iniziale e verrà poi ripetuta per un totale di undici volte nella intera sequenza. Può essere considerata un legame tra due argomenti diversi o come la conclusione di uno di essi; infatti viene eseguita prima della “scimmia”, delle “nuvole”, dei “calci” e così via.

L’airone bianco apre le ali

Secondo l’Yi-Jing l’airone corrisponde all’esagramma 22, Pi, che vuol dire grazia, bellezza della forma. In questo movimento le mani diventano le ali dell’airone. L’airone bianco, o anche la gru bianca, può essere considerato il tramite tra la terra e il cielo come dimostrato dalla posizione delle mani, una rivolta verso l’alto e l’altra verso il basso. L’airone è per i Taoisti simbolo di immortalità e per l’Oriente in generale simbolo di longevità. Il bianco è simbolo di purezza ma la testa rossa dell’uccello indica la presenza di potenza vitale, molto Yang. Il suo ritorno ciclico è sibolo della primavera ma anche di rigenerazione. La danza delle gru evoca nella Cina antica la capacità di volare per arrivare all’isola degli immortali.

Spazzolare il ginocchio

Nei Yi-Jing é l’esagramma 18, Qu, che significa “decadimento” o meglio “lavorare su ciò che è rovinato per rimuovere la fonte della decadenza”. E’ implicito nell’esagramma il modo di eseguire la forma che deve essere gentile “come il vento che soffia in un salice”. Questo, insieme ad “afferrare la coda del passero”, è uno dei movimenti ripetuti più volte nella sequenza.

Il liuto

Nei Yi-Jing è l’esagramma 17, Sui, che significa la “gioiosa attività di suonare uno strumento”. Il liuto è simbolo dell’energia cosmica. Nella Cina antica lo strumento era chiamato Pipa, spesso costruito in legno ed aveva cinque corde, corrispondenti ai cinque elementi: legno, fuoco, terra, metallo e acqua. A ciascun elemento i Cinesi hanno fatto corrispondere una stagione, un’animale, un viscere, un numero, un colore, un sapore, un punto cardinale, una nota musciale e così via secondo un sistema di equivalenza che può arrivare a comprendere tutto ciò che esiste sulla terra. Nella medicina cinese il liuto a cinque corde aveva la funzione di armonizzare l’attività del Qi dell’organismo e di equilibrare l’eccesso di energia Yang.

Incrociare le mani (apparenza di chiusura)

L’esagramma 36, MING 1, incrociare le mani,  vuole anche dire “Passaggio dalla luce al buio” e “Il sole che sprofonda dietro la terra”. L’interno dell’esagramma significa che le due mani sono separate quando inizia il movimento e sono incrociate alla fine del movimento stesso.

Dice ancora l’Yi-Jing:

“...Prima lui si arrampica su fino al cielo, poi sprofonda nelle profondità della terra.”

Questo esagramma 36, che possiamo sintetizzare come “il tramonto del sole”, chiude la prima parte della sequenza ed è opposto all’esagramma precedente, il N. 35, CHIN, che è “il sole che sale dalla terra”, inizio della sequenza Taiji-Quan.

L’Immagine dice: “Così fa l’uomo superiore che vive con la grande massa, egli cela la sua luce ma brilla lo stesso”

Confrontando la sequenza del Taiji-Quan con la Psicosintesi si nota che ambedue i percorsi sono composti da tre parti per cui si potrebbe mettere in parallelo la terra che diventa conosci nella Psicosintesi ed analogamente l’uomo con possiedi ed il cielo con trasforma.

Le difficoltà che si incontrano nel percorso iniziatico sono ben espresse dai simboli che costituiscono i movimenti della sequenza Taiji-Quan. I primi ostacoli che riguardano la coordinazione motoria e la memorizzazione dei movimenti della terra corrispondono alle difficoltà di ordine psicologico che l’uomo incontra nel suo percorso verso l’autoconoscenza. La gioia e l’entusiasmo per la ricerca sono spesso seguiti da momenti di sfiducia o depressione, come accade anche a chi inizia il Taiji-Quan incontrando movimenti non consueti, ma in virtù della volontà la ricerca continua nell’uomo - nel possiedi.

 

Nella seconda parte della sequenza, l’Uomo, i movimenti analizzati simbolicamente sono:

· · portare la tigre alla montagna,

· · respingere la scimmia,

· · l’ago d’oro in fondo al mare, aprire le mani a ventaglio,

· · le nuvole,

· · calci.

Portare la tigre alla montagna

Questo bellissimo movimento col quale inizia la seconda parte della sequenza: l’uomo, ha una doppia valenza simbolica: tigre e montagna. Il simbolismo della tigre è vario: è un animale cacciatore perciò simbolo della casta guerriera; rappresenta anche l’offuscamento della coscienza sommersa dai desideri elementari e animali; la sua forza, però, è lo sforzo spirituale, quello della fede. E’ quest’ultimo significato che in questo movimento si può prendere in considerazione: la fede, lo sforzo spirituale per ascendere alla montagna. Anche il simbolismo della montagna è molteplice e riguarda sia l’altezza che il centro. In quanto alta, verticale, elevata vicino al cielo, la montagna partecipa al simbolismo della trascendenza; e partecipa al simbolismo della manifestazione in quanto centro di apparizioni divine. I saggi Taoisti si rifugiano sulla montagna quando lasciano il mondo perchè essa è la via che conduce al cielo. Nella pittura classica cinese la montagna è opposta all’acqua come lo Yang e lo Yin, la prima spesso rappresentata da una roccia, la seconda da una cascata. In definitiva, il simbolo più completo di portare la tigre alla montagna è considerare quest’ultima come un punto di incontro del cielo e della terra, dimora degli dei e termine dell’ascensione umana. Nella sequenza, infatti, afferrare la coda del passero segue immediatamente il precedente movimento, quasi a ribadire la volontà di perseguire lo scopo prefissato.

Indietreggiare e respingere la scimmia

L’esagramma 33, TUN, analizzato nei due trigrammi dà come risultato possibile sia “Indietreggiare e respingere la scimmia” che “La montagna sotto il cielo, l’immagine della ritirata...”. Il commento alla Decisione dice “La ritirata é successo”: ciò vuol dire che il successo sta nel ritirarsi. Il segreto del Taiji è nel rifiuto di usare la forza contro la forza. Dice ancora l’Yi-Jing: “Ritirati e attendi il momento buono per attaccare” : questa è l’essenza dell’auto-difesa secondo il Taiji.

Tra i molti significati della scimmia quello che più si addice a questo movimento del Taiji è il simbolo di una mente e di una coscienza che, incapace di concentrarsi, salta da un ramo all’altro, da un pensiero ad un’altro. Questo aspetto della scimmia corrisponde solo al significato superficiale del complesso simbolico rappresentato dall’animale: la scimmia cinese è in realtà un saggio iniziato che nasconde la sua vera natura sotto l’apparenza buffonesca. In contraddizione, la scimmia dell’iconografia cristiana è spesso l’immagine dell’uomo degradato dai vizi, in particolare dalla lussuria e dalla malizia. Forse la sintesi di queste tradizioni spesso contradditorie si potrebbe trovare nell’interpretazione che considera la scimmia come il simbolo delle attività dell’inconscio. Queste possono manifestarsi sia come forze instintive, degradanti e incontrollate -quindi pericolose- sia sotto forma favorevole ed inattesa dando un’ispirazione felice o una intuizione luminosa.

Questi due aspetti dell’inconscio, benefico o malefico, la fata e la strega, sono entrambi ugualmente irrazionali. Un simbolismo molto bello riguarda le tre celebri scimmie del tempio di Nikko, in Giappone: una si chiude le orecchie, l’altra gli occhi e la terza la bocca. Esse sono un’espressione di saggezza e quindi di felicità. L’immagine che danno le tre scimmie è il simbolo della “moderazione”, che rappresenta uno dei quattro pensieri-base della filosofia Taoista. Gli altri tre sono: bontà, armonia e calma. La chiusura delle tre porte: orecchie, occhi e bocca fa risparmiare le energie che sono in relazione con l’ascoltare, il guardare e il parlare. Lo scopo è quello di conservare e rinforzare i tre tesori: Jing, Qi e Shen, vale a dire l’essenza, l’energia e la mente-spirito.

Le orecchie, organo dell’ascoltare, sono collegate con le reni e quindi, secondo i cinesi, con Jing, l’essenza, la capacità vitale. Ascoltare troppo consuma l’essenza. Ciò vale sia per l’ascolto buono che per quello cattivo, vale a dire sia musica che rumore. Quello che consuma è lo stimolo a cui l’essenza è sottoposta, sono gli sbalzi emotivi che consumano. Se il cuore è in quiete esso è in equilibrio: troppa sofferenza troppa gioia, la felicità è nella quiete. Le persone stabili non si lasciano influenzare dalle notizie, buone o cattive che siano. Utilizzare per il Taiji-Quan la musica come sottofondo, cosa che fanno anche i cinesi, secondo l’idea taoista è sbagliato perchè la vibrazione della musica copre la personale vibrazione naturale: la nostra mente segue la musica che è un controllo esterno.

Guardare è collegato con gli occhi, con il “cuore-mente”, quindi con lo Shen: lo spirito. Vale per il guardare tutto quello che si è detto per l’ascoltare.

Parlare è collegato con la bocca, con i polmoni, e quindi con il Qi, il soffio-energia. E’ caratteristica la situazione che si crea in mancanza di energia: si fa fatica a parlare e la voce è flebile e priva di vigore. Anche per il parlare vale quando detto per l’ascoltare.

Una interpretazione psicosintetica della scimmia potrebbe essere quella dell’uomo che iniziando l’autoanalisi, attraverso la lettura del suo inconscio prende coscienza delle sue pulsioni elementari, gola, sesso, e dei suoi difetti. L’autocoscienza o il distacco possono essere simboleggiati dal fatto di indietreggiare per osservarsi, per accettarsi, per poi respingere la scimmia cioè cercare di modificarsi.

Secondo alcune scuole di Taiji-Quan e nel Taiji-Gong di Ma-Li-Tang “respingere la scimmia” viene eseguito nella terza parte della sequenza, il cielo, in modo diverso rispetto alla seconda parte. Mentre nell’uomo l’esecuzione della forma richiede poca rotazione del bacino, quindi si rimane in posizione quasi frontale, nella terza parte il bacino e di conseguenza il busto e le braccia sono più aperti, perciò lo sguardo può essere naturalmente diretto sia avanti che indietro. Riprendendo l’interpretazione psicosintetica, questa versione della scimmia potrebbe avere un doppio significato:

· · il guardare avanti e poi indietreggiare rappresenta il passato, ciò che è stato, quindi l’autoanalisi

e la conoscenza dell’inconscio come nella scimmia della seconda parte;

· · guardare avanti e indietro potrebbe simboleggiare l‘uomo che, avendo più fiducia in se stesso e

nel suo cambiamento in atto, guarda fiduciosamente al futuro e alla  possibilità di collegarsi all’inconscio superiore, quello delle intuizioni.

L’ago in fondo al mare

Il mare è simbolo della dinamica della vita: tutto nasce dal mare e tutto vi ritorna; è il luogo delle nascite, delle trasformazioni e delle rinascite e rappresenta, con l’acqua sempre in movimento uno stato transitorio fra le possibilità ancora da realizzare e le realtà acquisite. Dalle sue profondità però sorgono anche i mostri: immagini dell’inconscio.

Secondo l’Yi-Jing l’esagramma 62, HSIAO-KUO, è l’ago in fondo al mare che analizzato da un punto di vista psicologico potrebbe rappresentare l’uomo che, andando nell’acqua alla ricerca della conoscenza la trova sotto forma di ago.

L’ago presuppone l’idea del cucire, dell’unione di parti tra loro sconnesse in un unico arazzo dal disegno logico. Ne consegue che l’ago, quindi la conoscenza, potrebbe essere lo strumento utile all’uomo per fargli superare l’indecisione o l’incertezza circa la strada da percorrere.

Il bellissimo movimento seguente , aprire le mani a ventaglio, potrebbe essere séguito e logica conclusione dell’ago in fondo al mare. Infatti, per i Taoisti, il ventaglio è in rapporto con l’uccello come strumento di liberazione dalla forma, come simbolo del volo verso il paese degl’Immortali.

Per l’Yi-Jing è l’esagramma 26, TACH’U, e l’immagine finale dice “Il cielo sopra la montagna”. Infatti l’essenza di questo movimento è data dalle due mani che salendo dal basso, dal mare, vanno in alto, sulla montagna, verso il cielo. Forse per questa interpretazione dell’Yi-Jing, secondo alcune scuole di Taiji-Quan, lo stesso movimento della terza parte della sequenza, il cielo, viene tradotto “spingere attraverso la montagna”.

Le nuvole

Questo movimento è relativo all’esagramma 3, CHUN, “Difficoltà all’inizio”. La lettura all’interno dell’esagramma dice: “le mani in movimento passano attraverso il ventre e si muovono tranquillamente come nuvole nel cielo”; e ancora “nuvole e tuono, l’immagine della difficoltà all’inizio. Così l’uomo superiore porta ordine nella confusione”.

Nell’antica Cina nuvole bianche o colorate si levavano sulle tombe degli Immortali, che salivano al cielo a cavallo delle nuvole. Le nubi rosse erano segni particolarmente fausti, anche Lao-Tzù ne emanava una come aura. Nella tradizione cinese le nuvole indicano la trasformazione che il saggio deve subire; quelle che si dissolvono nell’etere sono il simbolo del sacrificio che il saggio deve accettare rinunciando alla materialità mortale per conquistare l’eternità.

Il Maestro Chuang-Tzù, vissuto intorno al 300 a.C., diceva ai suoi discepoli che dovevano diventare simili all’etere, liberandosi dei sentimenti e dell’anima temporale.

Le nuvole sono anche simbolo del verificarsi delle metamorfosi, intese come modificazioni ed evoluzioni della loro essenza.

I movimenti delle nuvole vengono eseguiti nella sequenza tre volte: una nella seconda parte e altre due nella terza.

Secondo alcune scuole di Taiji-Quan il movimento delle mani nell’eseguire le nuvole è diverso in ognuna delle tre sequenze. Infatti nella seconda parte il movimento è semicircolare ed è eseguito all’altezza del bacino; è all’altezza del cuore ed ampio nelle prime nuvole della terza parte ed è piccolo e a livello della testa nelle ultime nuvole.

Secondo il simbolismo a cui si è accennato in precedenza, i tre livelli di esecuzione delle nuvole potrebbero corrispondere a ciò che il saggio deve abbandonare, a ciò a cui deve rinunciare nella sua metamorfosi. Le prime nuvole, eseguite all’altezza del bacino, perciò all’altezza dei chakra più bassi, più materiali, simboleggiano il distacco che l’uomo deve acquisire dal denaro, dal lusso, dal sesso, dal superfluo, da tutto ciò che non è utile per la sua crescita interiore. Le grandi nuvole della seconda parte, eseguite a livello dei chakra mediani, ovvero quelli dei sentimenti e delle emozioni, esprimono ciò che l’uomo deve trasformare: l’egocentrismo, l’indifferenza, il criticismo e l’autoasserzione devono tradursi in disponibilità e amore verso gli altri, in creatività e gioia. Le piccole nuvole della terza parte, eseguite all’altezza dei chakra della testa, ossia quelli delle facoltà intellettive, corrispondono alle trasformazioni che l’uomo deve effettuare sulle caratteristiche  più nascoste e sottili: pessimismo in ottimismo, pragmatismo in libertà di pensiero, auto-commiserazione in auto-ironia.

Per poter divenire “saggio”  l’uomo, a questo punto, dovrebbe cercare di raggiungere il distaccodalle emozioni, dai sentimenti e dall’attaccamento alle proprie convinzioni. Ovviamente le difficoltà nel distacco aumentano mano a mano che si sale di livello. E’ più facile, una volta iniziato questo cammino, avere meno interesse verso i beni materiali; ma l’attaccamento emotivo, la lode o il biasimo oltrepassano il livello fisico, fanno parte della personalità, dell’immagine di : da qui la difficoltà a distaccarsene.

Il movimento delle mani nelle nuvole a livello della testa potrebbe essere paragonato al tentativo diliberare la mente dallo schermo che impedisce di vedere la luce interiore ovvero lo scopo della ricerca. Lo schermo è rappresentato da una immensa rete di pensieri in perpetua agitazione e costante disordine; solo togliendolo si può diventare “spettatori” e raggiungere la luce.

Calci

L’ultima parte delle forma, l’uomo, è una sequenza di calci sia alti che bassi.

Per poter tirare correttamente dei calci, che abbiano una certa dose di forza, è necessario aver spostato il proprio baricentro per poter stare su una gamba sola; il che presuppone una perfetta postura di equilibrio su un solo piede che, radicato nel terreno, scarichi il peso del corpo sulla terra onde alleggerire e dare vigore all’altra gamba.

Il piede è secondo alcuni simbolo della forza dell’anima in quanto è il supporto della posizione eretta caratteristica dell’uomo. A questo punto della via che ha intrapreso l’uomo, trovato il suo baricentro - il suo -, e identificatosi con esso, è in grado di scoprire e tenere a bada le sue varie sub-personalità. Se prima si lasciava coinvolgere e si identificava con i ruoli che le sub-personalità gli imponevano: marito, moglie, genitore, insegnante, dirigente e così via, ora svolge gli stessi ruoli da spettatore, ben saldo e centrato nel suo , ciò che gli permetterà una maggiore obbiettività ed un minor coinvolgimento emotivo.

Dal suo raggiunto equilibrio sarà in grado di calciare e scacciare ciò che lo opprime e non desidera mantenere.

La terza parte della sequenza, il Cielo, è la sintesi e la conclusione delle altre due: contiene molti movimenti uguali alle prime due ed altri che sono specifici di questa sezione.

I simboli di seguito analizzati sono:

· · portare la tigre alla montagna,

· · separare la criniera del cavallo selvaggio,

· · la ragazza di giada tesse e lancia la spola,

· · il serpente che striscia,

· · il gallo d’oro o il fagiano dorato,

· · formare le sette stelle,

· · cavalcare la tigre,

· · girare e cogliere il fior di loto,

· · tirare sulla tigre con l’arco.

Portare la tigre alla montagna

Il primo movimento della terza parte, il cielo, è identico all’inizio della seconda parte, l’ uomo. La ripetizione di questa forma simboleggia, rinforzandolo, il desiderio di trascendenza.

Separare la criniera del cavallo selvaggio

Il cavallo è uno degli archetipi fondamentali inscritti nella memoria di tutti i popoli. Gli psicanalisti ne hanno fatto il simbolo dello psichismo inconscio e anche dell’impetuosità del desiderio.

Una credenza associa il cavallo nero alle tenebre sotterranee, della terra o del mare. Figlio della notte e del mistero, perciò simbolo lunare, è portatore sia di morte che di vita, legato al fuoco ed all’acqua.

Nei testi buddisti i cavalli sono soprattutto il simbolo dei sensi aggiogati al carro dello spirito che trascinano disordinatamente se non sono guidati dal , signore del carro.

In antitesi il cavallo bianco, simbolo solare, aggiogato al carro del sole diviene l’immagine della bellezza attraverso il dominio dello Spirito, il signore del carro, sui sensi. In questa accezione rappresenta l’istinto controllato, padroneggiato e sublimato ed è la più nobile conquista dell’uomo.

Il cavallo non è un animale come gli altri: egli è anche cavalcatura, veicolo; il suo destino è dunque inseparabile da quello dell’uomo: fra i due che rappresentano lo psichismo e il mentale si instaura un rapporto particolare, fonte di pace o di conflitto. Se cavallo e cavaliere sono in conflitto, la corsa intrapresa può portare alla follia o alla morte; se vi è accordo, la corsa diventa trionfale.

E’ in questo contesto che possiamo leggere “accarezzare la criniera del cavallo selvaggio” a questo punto della sequenza: l’uomo che ha trovato il proprio interiore può accarezzare il cavallo, i suoi sensi, dei quali è diventato padrone e amico.

Il cavallo è per i cinesi un animale tipicamente Yang, e l’Yi-Jing gli attribuisce le qualità di forza e di rapidità.

La ragazza di giada tesse e lancia la spola

Questo movimento corrisponde all’esagramma 60, CHIEH, dell’Yi-Jing. Significa “limitazione - prescrizione” e il commento dice: “Il cielo e la terra hanno le loro limitazioni da cui derivano le quattro stagioni dell’anno”.

Nell’eseguire questa forma si gira intorno a se stessi come una ruota di mulino ad acqua per un totale di quattro volte pari al numero delle stagioni dell’anno.

L’analisi dei trigrammi da l’immagine di una spola che si muove a sinistra e a destra in un telaio. Il telaio originario dall’Oriente è composto da due assi di legno sostenute da due montanti. Ne risulta un quadrato che simboleggia tutto l’universo: l’asse superiore rappresenta il cielo, quello inferiore la terra. La tessitura è un lavoro di creazione e la spola così come il telaio sono simboli del destino. Tessere perciò non significa solo predestinare ma anche creare, esprimere la propria sostanza come fa il ragno che produce le tela.

La giada, come l’oro, è carica di Yang, quindi di energia cosmica; è quindi dotata di qualità solari e imperiali indistruttibili. Secondo le credenza taoiste è considerata il nutrimento dello spirito e capace di assicurare l’immortalità. In medicina è considerata una panacea e la si ingerisce per promuovere la rigenerazione del corpo. La giada, per la sua bellezza, è l’emblema della perfezione e delle cinque virtù trascendenti: benevolenza, trasparenza, sonorità, immutabilità e purezza; ed anche di molte qualità morali: bontà, giustizia, sincerità, buona fede ed è anche simbolo del cielo e della terra. La sonorità della giada è l’eco di quella che regola l’armonia fra il cielo e la terra. In forma di cerchio con un foro al centro è infatti il simbolo del cielo. Si dice che la giada si formi nella terra per effetto del fulmine, cioè dell’attività celeste. Tale fecondazione cosmica è l’immagine della formazione dell” Embrione Immortale” da parte dell’alchimia interna.

Analizzato psicologicamente questo movimento, che segue immediatamente “accarezzare la criniera del cavallo”, potrebbe significare che l’uomo  dal suo centro comincia a tessere la propria vita per creare nuovi preziosi accadimenti, ed è libero di muoversi nelle quattro direzioni dello spazio e nelle quattro stagioni del tempo. Non più soggiogato e vittima degli eventi ne è il padrone e il tessitore.

Il serpente che striscia

Il serpente e l’uomo sono l’inizio e la fine del processo evolutivo perchè il serpente, creatura fredda senza zampe peli, può esserne considerato l’inizio mentre l’uomo attualmente è il risultato finale del percorso genetico dell’evoluzione. In questo senso l’uomo e il serpente sono opposti ma anche complementari. Il serpente rappresenta un complesso archetipale legato alla fredda, vischiosa e sotterranea notte delle origini. E’ la vita nella sua latenza, lo strato più profondo della vita. E’ il potenziale da cui provengono tutte le manifestazioni. Il serpente gioca con i sessi: è maschio e femmina insieme, gemello di se stesso come i grandi Dei creatori che nelle loro prime rappresentazioni sono sempre serpenti cosmici. Egli abita le pieghe più profonde della terra e della coscienza.

Sul piano umano è uno dei più importanti archetipi: esso è infatti simbolo dell’anima e della libido.Un simbolismo particolare emana dall’Uroboros, il serpente che si mangia la coda: è simbolo di manifestazione e riassorbimento ciclico; è in unione sessuale con se stesso, come indica la coda infilata in bocca; è perpetua trasformazione della morte in vita, poichè i denti aguzzi iniettano il veleno nel suo stesso corpo; è la morte che viene dalla vita e la vita che nasce dalla morte. L’Uroboros richiama l’immagine del cerchio, ma in modo dinamico, come la ruota, in apparenza immobile perchè gira su se stesso ma in effetti infinito perchè torna sempre a . Egli è promotore non solo della vita ma anche della morte: ha creato il tempo, come la vita, da se stesso.

Il serpente si identifica spesso con il drago che è il simbolo del guardiano dei tesori nascosti, perciò il nemico da sconfiggere per prenderne possesso. Il drago cinese procura l’immortalità: i draghi volanti sono le cavalcature degli immortali e li portano in cielo. L’apparizione del drago corrisponde all’aumento dello Yang, alla primavera, al verde; il drago si leva nel cielo all’equinozio di primavera e sprofonda nell’abisso all’equinozio d’autunno. L’ambivalenza del drago è espressa dal fatto di essere Yang in quanto segno della primavera, dell’attività celeste e Yin in quanto sovrano delle regioni acquatiche; Yang perchè si identifica con il cavallo ed il leone, animale solari; Yin perchè, essendo metamorfosi di un pesce, si identifica con il serpente.

L’analisi junghiana della lotta tra il l’eroe e il drago lascia apparire il tema archetipo del trionfo dell’io sulle tendenze regressive. Nella maggior parte delle persone il lato tenebroso e negativo della personalità resta inconscio. L’eroe, al contrario, deve rendersi conto che l’ombra esiste e che egli può trarne forza; deve accordarsi con i suoi poteri distruttivi se vuole diventare forte per vincere il drago. In altre parole l’io non può trionfare  prime di aver dominato e assimilato l’ombra: il drago è innanzi tutto in noi stessi. Dice Rilke: “Tutti i draghi della nostra vita sono forse delle principesse che attendono di vederci arrivare belli e coraggiosi. Tutte le cose terrificanti hanno bisogno di soccorso e sono in attesa del nostro aiuto”.

Il movimento del serpente che striscia è ripetuto due volte nella terza parte della sequenza: esso esprime la risoluzione degli opposti che nel primo “serpente che striscia”, dopo le nuvole di cui si è già scritto, risolve nel “gallo d’oro o fagiano dorato”, quindi dalla libido all’armonia tra spirito e materia.Mentre il secondo serpente, che è seguito dalle “sette stelle”, simboleggia l’anelito dell’anima verso  la trascendenza spirituale.

Il gallo d’oro o fagiano dorato

Il gallo d’oro ha in Cina un ruolo particolarmente benefico: in primo luogo perchè il carattere cinese che lo designa è omofono di quello che significa “di buon augurio, favorevole”; inoltre il suo portamento e comportamento lo rendono adatto a rappresentare le cinque virtù:

· · le virtù civili per la cresta, che lo fa somigliare a un mandarino,

· · le virtù militari, per gli speroni,

· · il coraggio, per il suo comportamento in combattimento

· · la bontà, perchè divide il suo cibo con le galline,

· · la fiducia con la quale annuncia ogni volta il levare del giorno.

Il fagiano è simbolo dell’armonia cosmica per il suo canto e la sua danza. Col ritmo delle stagioni il fagiano si trasforma in serpente e viceversa; il fagiano è Yang, il serpente Yin quindi essi sono il ritmo e l’alternanza universali. Come il gallo anche il fagiano è abbinato al serpente per il trasformarsi dell’uno nell’altro. Essi segnano una fase dell’evoluzione interiore ossia l’integrazione delle forze sotterranee sul piano della vita personale, in cui lo spirito e la materia si equilibrano in un’unità armonica.

Formare le sette stelle

Formare le sette stelle origina dall’esagramma 55, FENG, abbondanza. Il giudizio dice “sii uguale al sole a mezzogiorno” e si riferisce alle due mani incrociate a pugno sul petto. Il trigramma al secondo posto vuol dire “allora la stella polare può essere vista a mezzogiorno”. Le stelle polari sono un insieme di sette stelle ed il fatto di averle menzionate mette in relazione l’esagramma col movimento.  Il commento all’esagramma fa il punto sull’aumento e la diminuzione di ciò che accade in natura:

“quando il sole è a mezzogiorno comincia a tramontare”.

Associando il numero 4, simbolo della terra con i quattro punti cardinale, e il numero 3, simbolo del cielo, si ottiene il numero 7 che è universalmente il simbolo della totalità dell’universo in movimento; esso è anche la perfezione dei numeri Yang. Il 7 è inoltre la somma di 4, simbolo del sesso femminile, e di 3, simbolo di quello maschile; perciò è l’unione dei contrari, la fine del dualismo e anche il simbolo di unità e perfezione, ossia dell’uomo completo. Nei racconti e nelle leggende questo numero esprime i 7 stati della materia, i 7 gradi della coscienza e le 7 tappe dell’evoluzione:

1-   coscienza del corpo fisico: desideri placati in modo elementare e brutale;

2-   coscienza dell’emozione: le pulsioni si complicano con il sentimento e l’immaginazione;

3-   coscienza dell’intelligenza: il soggetto classifica, ordina, ragiona;

4-   coscienza dell’intuizione: si percepiscono le relazioni con l’inconscio;

5-   coscienza della spiritualità: distacco dalla vita materiale;

6-   coscienza della volontà: il sapere passa nell’azione;

7-   coscienza della vita: dirige ogni attività verso la vita eterna e la salvezza.

Le 7 stelle che formano l’Orsa Maggiore sono la dimora dei 7 Rishi, gli asceti simboli della saggezza e della tradizione primordiale. La costellazione è quindi nello stesso tempo la dimora degli immortali e il centro in cui si conserva la conoscenza tradizionale. La Stella Polare, che fu originariamente  una stella dell’Orsa Maggiore, è la dimora del Taiji, l’Unità Suprema: ha un ruolo privilegiato nella simbolica universale perchè è il centro assoluto intorno al quale ruota eternamente il firmamento. In riferimento alla Stella Polare si definiscono le posizioni delle altre stelle, quelle dei navigatori, dei nomadi, ecc.; essa è anche chiamata trave, ombelico, porta del cielo, stella ombelicale del Nord. Se il primo serpente nella sequenza si trasforma nel gallo o fagiano dorato, perciò simbolo dell’armonia sul piano personale, il secondo si conclude con le sette stelle, con l’elevazione spirituale dell’uomo verso il Taiji, l’Unità Suprema.

Cavalcare la tigre alla montagna

Questo movimento è un simbolo molto potente perchè, oltre al significato già analizzato della tigre e della montagna, include quello del cavalcare. Cavalcare la tigre potrebbe significare aver sottomesso la parte animale dell’uomo riconoscendone però le sue qualità materiali ed avere la libera scelta di potersene servire all’occorenza senza esserne schiavi.

La tigre è anche simbolo della cavalcatura degli Immortali, il cui significato in questa sede potrebbe essere che “colui che cavalca la tigre può divenire Sciamano, oppure proseguire il viaggio verso la conoscenza completa”.

Psicosinteticamente questo movimento si potrebbe leggere come: l’uomo con la coscienza non più offuscata può diventare “spettatore” degli accadimenti ed inoltre essendosi disidentificato dalle sue varie sub-personalità ha la libertà di scegliere il ruolo da interpretare nella vita quotidiana.

Girare e cogliere il fior di loto

Girare il corpo ed eseguire il calcio del loto è per l’Yi-Jing l’esagramma 64. L’analisi dei trigrammi da come risultato: “gira l’intero corpo come una ruota, la perseveranza porta fortuna, il rimorso sparisce. Colpisci, così porti disciplina al Paese del Diavolo”. Colpisci, si riferisce al calcio indirizzato alla metà del corpo dell’avversario. Il trigramma K’an, il primo dell’esagramma letto iniziando dal basso vuole dire oltre che acqua e ruota anche “rene” che per i taoisti è il Paese del Diavolo. Il simbolismo del loto in estremo Oriente presenta numerosi aspetti: i principali derivano dalle particolarità di questo fiore che si distende sulle acque stagnanti.

Simbolo di purezza perchè pur nascendo da acque paludose non è macchiato da esse; è inoltre simbolo dell’apertura spirituale perchè, uscito dal buio, si espande in piena luce. Il bocciolo del loto rappresenta la manifestazione che esce dal caos primordiale - le acque stagnanti - e si schiude in superficie simboleggiando l’uovo del mondo, che contiene tutte le possibilità del cosmo, oltre a quelle umane essendo l’uovo anche simbolo del cuore umano. Perciò lo schiudersi del fiore di loto rappresenta al rottura del guscio dell’uovo cosmico ed anche l’apertura del cuore dell’uomo. Si può perciò dire che il simbolo essoterico del loto è la creazione in senso lato, generata dal seme primordiale nelle acque cosmiche: il loto è la terra che fuoriesce da quelle acque.

Esotericamente è il simbolo del piano spirituale all’interno del cuore.

Il loto tradizionale ha otto petali come lo spazio che ha otto direzioni ed è simbolo dell’armonia cosmica. E’ anche simbolo del tempo perchè sulla stessa pianta si trovano simultaneamente i semi, i boccioli ed i fiori che rappresentano il passato, il presente ed il futuro.

Gli orientali all’idea della purezza aggiungono al simbolo del loto quello della sobrietà e della rettitudine e ne fanno l’emblema del saggio che può rimanere puro e intatto in mezzo alla società e alle sue aggressioni senza aver bisogno di ritirarsi fuori dal mondo come un eremita.

Molti altri significati ha l’analisi del loto: la fermezza, data dalla rigidità dello stelo; la prosperità, data dalla rigogliosità della pianta; l’armonia coniugale, simboleggiata da due fiori che crescono sullo stesso stelo.

Psicologicamente il calcio del loto rappresenta la possibilità per l’uomo di esprimere tutte le sue potenzialità spirituali, avendo nel movimento precedente “cavalcare la tigre” sottomesso e superato le esigenze della sua personalità.

Il trigramma K’an, i reni, il Paese del Diavolo, sono la sede del Jing, dell’essenza ed anche dell’energia sessuale; il calcio del loto, che ha come bersaglio questa zona, potrebbe significare il superamento e la sublimazione del sesso, raggiunti dal saggio.

Tirare sulla tigre con l’arco

Molti simboli ci sono in questo movimento: la freccia, l’arco e la tigre della quale si è gia detto in precedenza. Il simbolismo della freccia è molteplice: è il superamento delle condizioni normali, infatti indica la direzione in cui si ricerca l’identificazione nel senso che, solo differenziandosi, un essere raggiunge la sua identità, individualità e personalità. La freccia è anche simbolo della conoscenza rapida, della decisione e della sintesi. Inoltre essa è simbolo degli scambi tra terra e cielo: in senso discendente è un’attributo della potenza divina sia come raggio di luce che come fulmine punitivo. In senso ascendente, significa la rettitudine che sfidando la gravità realizza la liberazione dalle condizioni terrene.

Associata all’arco la freccia è simbolo dell’amore ed è un attributo della tensione vitale: penetra  nel centro come il principio maschile si introduce nell’elemento femminile. In senso mistico rappresenta la ricerca dell’unione divina; è inoltre simbolo del destino e nell’esoterismo religioso manifesta la volontà divina, l’autorità spirituale e il potere supremo di decisione. Teso verso l’alto, l’arco è anche simbolo della sublimazione dei desideri.

Il significato totale del movimento analizzato psicologicamente potrebbe essere che, dopo aver cavalcato la tigre, perciò sottomesso la parte istintuale dell’uomo, averla purificata con il calcio del loto, è necessario per poter diventare un iniziato tirare con l’arco sulla tigre, quindi eliminare completamente la parte più materiale per liberarsi della condizione umana.

Dice  Jou Tsung Hwa nel Tao del Taiji-Quan: ...”Il principio del Taiji-Quan di usare l’immobilità nel movimento in modo da padroneggiare l’azione attraverso la non-azione, implica che ogni forma esteriore dovrebbe manifestare una percezione interiore di immobilità. Il fine è quello di diventare più tranquilli interiormente, allo scopo di influenzare l’esterno. Possiamo quindi concludere che il fine ultimo del Taiji-Quan è di passare attraverso una sempre maggiore comprensione dei suoi aspetti marziali e terapeutici, per giungere infine a un più alto livello spirituale che può condurre alla realizzazione del TAO.

Come disse Chang-San-Feng: se si pone l’accento solo sull’aspetto dell’Arte Marziale si perderà la parte più importante della filosofia del Taij-Quan.”

E’ molto tempo ormai che nella vita quotidiana il simbolo del Taiji mi aiuta a ritrovare l’equilibrio e la serenità. Il principio di relatività, che suggerisce il simbolo, è diventato parte della mia esistenza e la sua applicazione fa parte dell’esperienza quotidiana. Caratterialmente, rispetto al simbolo, ritengo di essere molto Yang, quindi positiva e dinamica: non amo le cose ripetitive perchè mi annoiano. Eppure....il mio punto nero ne bianco è proprio il Taiji-Quan: sono più di venti anni che lo ripeto metodicamente, uguale a se stesso, senza variazioni, con il piacere di riscoprirlo ogni volta.

 

 

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