La Strategia, i Duelli

Articolo del M. Flavio Daniele su Samurai
Verso la fine degli anni settanta uno dei precetti che si ripetevano spesso era "Karate ni sente nashi" ("Il Karate non attacca per primo").
Precetto interpretato, dai più, allora come adesso, come una sorta d’insegnamento morale di controllo dell’aggressività. Interpretazione che ha creato, e continua ancora a creare, un travisamento su uno dei principi strategici più importanti delle arti marziali: sapere cogliere l’attimo, agire senza intenzioni (wu wei).
Yagyu Munemori, spadaccino del Giappone medievale, insegnava che “la chiave della vittoria è nel lasciare che l’avversario compia la prima mossa”, lo stesso Musashi raccomandava di “vincere quando l’avversario attacca”. Perché questo insistere nel lasciare l’iniziativa all’avversario? Come è possibile che “partendo dopo si arriva prima” come insegna, anche, il Taiji Quan?
Quello che è certo che non si attacca per primi non per una sorta di “cavalleresco” comportamento, né tantomeno per un’etica da “oratorio marziale”, ma per un principio strategico, scoperto sperimentalmente dai maestri del passato, che affonda le sue radici nella capacità del nostro sistema nervoso di re-agire in maniera diretta e immediata ad uno stimolo (pericolo) che minaccia la nostra incolumità fisica, meglio di quanto si possa fare con una qualsiasi azione programmata e super allenata. L’azione, essendo intenzionale, e l’attacco lo è quasi sempre, a meno di non essere arrivati ai vertici dell’arte, si svolge lungo un percorso (neurale) pensiero-azione che coinvolge la mente che, per quanto rapida, sarà sempre più lenta della semplice re-azione che, invece, “bypassa” qualsiasi processo mentale.
Sinteticamente: l’uomo reagisce in modo più rapido di quanto agisca. Questo principio strategico ha oggi anche una dimostrazione scientifica fatta alla Birminghan University, dove analizzando centinaia di volontari che si sfidavano a duello con delle pistole elettroniche, hanno scoperto che chi estraeva per secondo (re-agiva) era mediamente 21 millisecondi (circa un quinto di secondo) più rapido di chi estraeva (agiva) per primo. Nel mio libro “Le Tre Vie del Tao”, uscito nel 1997 a proposito del combattimento istintivo scrivevo: ”… L’allenamento al combattimento istintivo è privo di schemi precostituiti e di movimenti standardizzati. Bisogna imparare a “sentire” l’energia dell’altro e a rispondere in funzione del suo movimento, non bisogna “ragionare”; solo così si possono eseguire delle tecniche differenti una dietro l’altra in maniera rapida e veloce.”. E più avanti “…La guida dell’istinto è più veloce, più sottile, più assoluta ed è in relazione diretta con la realtà più di quanto non sia la mente conscia.”.
Se così non fosse, pochi tra noi raggiungerebbero la maggiore età: al primo inciampo cadremmo rovinosamente per terra, la prima classica tegola in caduta libera ci spaccherebbe la testa. Per fortuna madre natura ci ha fornito un software di pronto intervento, che ci permette di sopravvivere, non solo quando scivoliamo su una banale buccia di banana, ma anche quando ci troviamo in situazioni estreme di pericolo.
Situazioni che fanno emergere spontaneamente qualità extra-ordinarie che non sappiamo di possedere. Qualità insite nel nostro sistema nervoso che si manifestano perché la mente pensante, cortocircuitata dall’evento straordinario, non può interferire con l’intelligenza naturale del corpo che sa cosa fare senza pensare (cfr. il libro di Flavio Daniele: Xin Yi Quan – L’Arte del Combattimento Istintivo – Ponchiroli editori).
La domanda che si pone ora è: come allenare questa spontaneità reattiva? Come farla emergere? Come evitare che la mente pensante blocchi l’agire spontaneo (wu wei)? Ci sono sostanzialmente due vie: una più impegnativa dal punto di vista fisico, l’altra più impegnativa dal punto di vista mentale.
Per quanto riguarda i risultati pratici, almeno nelle fasi iniziali, le due vie si equivalgono. La prima, direbbe il M° Xu è “hard work”, perché richiede di mettersi uno di fronte all’altro e provare e riprovare finché, non sai come, ma c’è l’hai fatta. Questa via da una parte ha il pregio di essere abbastanza veloce, ma dall’altra ha l’inconveniente che con il passare del tempo, calando la prestanza fisica e appannandosi i riflessi, perde d’efficacia e non porta oltre un certo livello perché si sa fare, ma non si sa come lo si fa, e, quindi, non avendo la conoscenza dei vari passaggi del processo, non sappiamo dove intervenire, su cosa lavorare per migliorare il nostro livello.
La seconda via è “smart work” perché richiede, oltre agli aspetti tecnici, un lavoro d’ascolto e di comprensione delle proprie potenzialità sia fisiche sia mentali, richiede di lavorare sulla trasformazione non sull’azione, richiede di rendere il corpo consapevole non solo di quello che fa, ma come lo fa e perché lo fa. Solo così il corpo si trasforma(in)azione, si trasforma nel e con il suo agire, diventa un corpo istintivo in grado di sentire l’energia e le intenzioni dell’altro. Diventa uno specchio che ri-flette senza previsioni, senza anticipazioni ogni cosa, non un istante prima, non un istante dopo: si è solamente lì dove si deve essere, senza nulla fare, senza nulla volere, senza nulla pensare, solo ri-flettere, solo re-agire (cfr. il libro di Flavio Daniele - “Scienza, Tao e Arte del Combattere”– Luni edizioni).
La trasformazione, ovviamente, coinvolge anche la mente e le sue cinque qualità di base (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza, consapevolezza) che, da semplici qualità psicologiche, devono diventare forze interiori, per fare emergere la capacità intuitiva di cogliere l’attimo (l’occasione). Solo così la volontà cosciente è in grado di interagire con la mente-cuore (xin in cinese – shin in giapponese), solo così l’attenzione non si logora nell’attesa e la concentrazione non diventa tensione, solo così la nostra coscienza evolvendosi nella conoscenza diventa consapevolezzadel giusto modo di agire e del giusto modo di porsi nel confrontarsi con un avversario, in modo da non essere avversi alla sua azione, ma nello stesso verso così, come dice il Taiji Quan, nel tuo attacco (azione) c’è la mia difesa (re-azione). L’altro lavoro riguarda qualità psicofisiche come centratura, allineamento, radicamento ecc. sulle quali non dico niente, avendole trattate innumerevoli volte negli articoli scritti nel corso degli anni, mentre vorrei completare il discorso della respirazione e le sue implicazione con la pratica marziale, aperto con mio ultimo articolo (il Potere del Respiro) su Samurai.
L'Articolo continua con L'Alchimia del Respiro
NEI DAN SCHOOL WACIMA ASI FESIK-DA presentano un grande evento in Italia 13° DOPPIO CAMPUS ESTIVO INTERNAZIONALE di ARTI MARZIALI INTERNE Taiji Quan (3 stili: Chen, Yang, Li) - Xing Yi Quan - Ba Gua Zhang 22 - 25 AGOSTO 2010 26 - 29 AGOSTO 2010
Sotto la guida di 4 Grandi Maestri GUO MING (GEORGE) XU Taiji Quan stile Chen – Ba Gua Zhang ZHAO YA JUN Taiji Quan stile Li e Yang WU WEN WEI Xin Yi Liu he Quan FLAVIO DANIELE Taiji Quan stile Yang MONTESE (MO) HOTEL BELVEDERE - Piazza Repubblica 1
I MAESTRI:
Il M° GUO MING (George) XU, presidente della WACIMA, è uno dei massimi esponenti mondiali del Gong Fu cinese, esperto di altissimo livello delle 3 arti marziali interne (Taiji – Ba Gua- Xin Yi) nonché virtuoso di spada e sciabola.
IL M° FLAVIO DANIELE, vicepresidente della WACIMA, fondatore della Nei Dan School, top student del M° Xu è uno dei migliori interpreti italiani di arti marziali interne conosciuto e apprezzato a livello internazionale.
Il M° ZHAO YA JUN, ha cominciato la pratica con il Gong Fu Shaolin, poi ha intrapreso lo studio dello stile Tong Bei Quan con il M° Lu Yong Chen e ha continuato con il M° Liu Bo Xue. Ha studiato Tai Ji Quan stile Yang. È un esperto di Taiji stile Li e un virtuoso delle armi, ha vinto numerosi tornei. È vicepresidente dell’associazione di Wu Shu della città Lang Fong della provincia Huo Bei e membro della China Wu Shu Association, nonché vicepresidente della Tong Bei Quan Association.
Il M° WU WEN WEI, fratello di pratica del M° Qian Shao Hong, ha studiato Xin Yi Quan con Lu An Guang studente del mitico M° Lu Song Gao. Ha studiato Tai Ji stile Chen e Yang con il M° Chang Zheng Lin e mani che spingono con Jiang Zhong Bao. È un esperto di combattimento e del Qi Gong della camicia di ferro.
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