Questo sito web utilizza i cookies per fini statistici ed informativi, senza raccogliere dati personali. Consulta la sezione Privacy per approfondimenti.

Stampa


Arrivò tardi, sorridente, alto, simpatico, possente, un tipo alla mano (e aveva mani come palanche). Quel giorno era totalmente 'fatto'. Il suo intervento 'ufficiale', in difesa della legge 180 (quella che avrebbe dovuto chiudere i manicomi senza semplicemente cambiarne il nome) fu molto semplice: lui proponeva di guardare i problemi della 'droga' alla luce del giorno, «sulla strada».

Quel che aveva proposto per i 'matti' così con i 'drogati', chiedersi i perché e non escluderli dalla società nascondendoli in manicomi, galere e tabù.  Poi (a quei tempi partecipavo ad un'attività di volontariato rimasto alla storia come "Esperienza di Via Germanico ") ebbi l'occasione di essere invitato a cena. Si andò in un attico del quartiere Parioli, eravamo una quarantina tra medici, professori e tossicodipendenti in terapia di morfina legale in farmacia. Ad un certo punto, mentre servivano spaghetti aglio olio e peperoncino, mi passarono una grattugia e un grosso pezzo di radice marrone che io credetti tartufo, ma verificandone l'odore compresi con sorpresa (comunque mimando esperienza) che era un grosso tozzo di hascisc da grattugiare sulla pasta. Ottima! Gran gusto e poco sballo.

Franco Basaglia era un gran simpatico, pane al pane, vino al vino. (Era il 1979, entro un anno sarebbe morto per un cancro al cervello, ma ha combattuto fino all'ultimo). Fu brindando con Coca Cola che Lui ci dette una grande lezione: «Il primo compito di un terapeuta è entrare nella dimensione del malato, comprendere, specchiarsi, imparare direttamente da chi vive il male.» (Basaglia è colui che ha indotto la legge a sancire che "ogni terapia è personale" e non può diventare standard: "l'Uomo deve tornare al centro della medicina". Era un idealista.)
La sua lezione sulla Cannabis fu questa: «Prima devo comprendere quale è la dimensione dei consumatori di hascis. Si può fare, ma solo una, massimo due volte, per capire a pelle l'esistenza di un'altra dimensione. Sappiate che lo stesso risultato lo si può ottenere semplicemente secondo natura, già basterebbe ad esempio fermarsi ad ascoltare il respiro e guardare il cielo. Il problema della Cannabis è anche una questione di "atteggiamento.» 

Il franco discorso di Franco ci è rimasto sottopelle, forse rimosso perché si è fatto di Cannabis un Tabù, ma ora penso che ci abbia aperto una finestra verso il mondo della diversità, dei "diversi" in genere, e che ci abbia insegnato che dal 'malato', dal 'diverso', si possa sempre apprendere qualcosa.
Non ricordo chi lo ha detto: Lo spettacolo più bello del mondo è la gente, ed è gratis. Franco ci guardava, uno ad uno, sornione, con le palpebre gonfie e leggermente abbassate, uno ad uno, con sguardo circolare e un abbozzo di sorriso. La sua statura, non solo fisica, ci sovrastava. Rimase fermo e zitto. Forse noi lo stavamo ascoltando a bocca aperta nel classico atteggiamento degli idioti, perché lui scoppiò infine in una celeste risata e disse:  «Una cosa è certa: visto da vicino nessuno è normale.»

Cannabis, tra Favole e Fake News

I Volti della canapa

Bilancia, Pestello e Mortaio