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Ullallà! Gianrico Carofiglio con un editoriale di oggi su "Domani" mette il dito in una piaga. Partendo dalle falsità di Donald Trump - che a forza di ripeterle poi ci crede veramente - giunge ad una infausta diagnosi di malattia mentale, riconoscibile in gran parte dei nostri governanti. Concordo: si tratta della Sindrome di Hybris.

Concordo pienamente con Gianrico Carofiglio, lo stimo, devo confessare che per emularlo ho messo un sacco da boxe in serra. Lui scrive che «quando si riflette sulla sfacciata attitudine a mentire dei leader populisti si tende a porre l'accento sulla malafede .... La preoccupazione più grave la suscitano quei casi in cui chi diffonde affermazioni false - a volte ridicole - e conoscenze pesudotecniche, non ha solo un intento manipolatorio».
E giunge man mano ad una diagnosi di una patologia psichiatrica. E in seguito ne elenca con esattezza le varie caratteristiche.


Tra scrittori ci si intende. Mi autocito che tanto non mi cita nessuno: nel romanzo "Voci dal Centro", in cui mi trovo casualmente ospite di un Centro di Salute Mentale, quindi con l'occasione di comprendere la mia personale schizofrenia repressa, ho cercato di dare voce al dolore direttamente da chi lo vive.
Lo diceva Franco Basaglia: «Se vuoi comprendere la malattia prima cosa è entrare nella dimensione del malato».
Ma andando avanti con la storia, uscendo cioé dal Centro e guardandosi attorno, riconosce nella gente di potere le stesse caratteristiche della Sindrome di Hybris.

Sindrome di Hybris, Il termine hybris viene dal greco e significa tracotanza, eccesso, superbia, orgoglio, prevaricazione. Lord David Owen e Jonathan Davidson, nel 2009, hanno descritto un disordine mentale che tende a manifestarsi con queste caratteristiche e lo hanno quindi chiamato Sindrome di Hybris. Questa sindrome coglie soprattutto soggetti che detengono grande potere. La ricerca ha confermato che tali individui hanno una probabilità tre volte maggiore di accusare questa malattia.
Sukhvinder Obhl, nel 2014, ha messo alcuni suoi studenti in una condizione di potere e, attraverso stimolazione transcranico-magnetica (TMS), ha riscontrato un processo neuronale che altera la capacità di provare empatia, nonché il senso di realtà. Secondo Dacher Keltner, i soggetti in posizione di potere agiscono come se avessero subito un trauma cerebrale.
I sintomi si possono riassumere: culto della propria immagine, preoccupazioni spropositate, zelo messianico, fusione tra il sé e la nazione come concetto astratto, tendenza a parlare di sé in terza persona, eccessiva fiducia in sé stessi, azioni impulsive, perdita di contatto con la realtà. In più, disturbo narcisistico conclamato, bisogno d’ammirazione, mancanza d’empatia, istrionismo, ricerca d’attenzione, antisocialità, totale inosservanza dei diritti altrui.

«Il problema maggiore, nella diagnosi come nella terapia, è che la consuetudine con il potere porta all’incapacità di riconoscere disfunzioni e difetti come a sé ascrivibili: la consapevolezza viene evitata, in quanto ritenuta segno di debolezza.
Quando poi i tratti negativi della sindrome emergono, viene seriamente compromessa la capacità di prendere decisioni. Ogni azione compiuta ha l’unico ed esclusivo scopo di rafforzare la propria immagine. Un’esperienza vittoriosa può indurre ad assumere un atteggiamento sprezzante nei confronti degli altri, ritenuti “comuni mortali”.
Sì diventa più impulsivi, meno consapevoli dei rischi, meno capaci di considerare i fatti da più punti di vista. Potete vedere come questi segni siano riconoscibili in personaggi che nel corso della Storia si sono rivelati tiranni guerrafondai e sanguinari. Mi torna in mente un consiglio di mia nonna: «Immagina le autorità in mutande». È un gioco divertente il mettersi a riconoscerne i sintomi in certe persone che sono in realtà macchiette da commedia (non da tragedia, speriamo).

Tra scrittori ci si intende, dicevo, ora non mi resta che ringraziare Gianrico Carofiglio, del quale consiglio vivamente la lettura in quanto arteterapeutica, perché "sentire risonanza" di questi tempi è sempre una grande gioia.