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La farmacia è un punto di osservazione privilegiato, sempre sulla strada, a livello di marciapiede, ospita ogni giorno persone diverse, con problemi diversi, con un linguaggio diverso.

Il farmacista ora si trova schiacciato da due diversi approcci di Salute e Malattia, da due diversi linguaggi, due abiti mentali, due diverse medicine:
da una parte un'enorme specializzazione a cui i progressi scientifici ci hanno portato, inimmaginabili solo mezzo secolo fa, che fa di uomo uno standard; dall'altra una medicina di base, quella nel territorio, che osserva il paziente nel suo habitat naturale, quindi portato a considerare anche gli aspetti psichici, ambientali e relazionali, che fa di ogni persona una entità unica e irripetibile. In mezzo i BurIocrati Sistematici

L'emergenza Coronavirus ha evidenziato che questi due approcci si sono sempre più allontanati, che ora si combattono tra loro in un clima di opposizione, di  concorrenza, di guerra, così che lo stesso Sistema Sanitario è malato e patogeno. Il SSN ha dimenticato che "specializzazione" e "territorio" sono due facce della stessa medaglia, come le due ali che servono per volare oltre l'ostacolo, per guarire. Con una sola ala si resta a terra. Non ha più finalità (articolo 1 legge 833), una visione, non è più l'aquila immaginata da chi ha scritto la legge di Riforma. Noi tutti somigliamo più a tartarughe che conoscono ogni angolo del loro pezzo di bosco, ma non hanno una minima idea di che cosa sia un bosco. Si parla di Malattia, mai di Salute.   

Due medicine che non si parlano più tra loro, anzi si combattono per beceri interessi personali. L'amministrazione sanitaria negli ultimi decenni ha fatto di tutto per allargare la forbice, ha abbandonato il territorio, ha chiuso i piccoli ospedali, dimezzato la capacità di consultori, primo intervento, centri diurni, delegato i servizi al privato, ridotto il medico di famiglia a mero burocrate, considerato la farmacia un centro commerciale. (La legge 833 mette il medico di base al centro del sistema sanitario). I Buriocrati di Sistema, amministrativi e sindacali, si combattono all'arma bianca dentro gli stessi uffici e distretti, piccoli centri di potere che lottano per conservare parassitari privilegi, producendo malattia socio-virale. Il risultato è evidente: "Almeno - dice qualcuno -ci chiedano scusa".

 «Qual'è il Linguaggio della Salute?» Su Radio Tre (22/04/20)  Tonino Perna ha risposto: «È il linguaggio della Cura, non della guerra».
È vero: sempre più una certa medicina parla di avversari, nemici, bombe farmacologiche, armi potenti in grado di distruggere il virus terrorista, ricorre alla paura, all'impotenza, al terrore. Tonino Perna ha ragione: il termine "Medicina", dal greco "Melete",  significa semplicemente "Avere cura". Dalla stessa radice deriva anche "Medicazione" e "Meditazione": sono la stessa cosa "Avere Cura"! Ma il linguaggio della medicina non è più un linguaggio di pace, è invece un linguaggio militare, di guerra, e non c'è malattia peggiore. 

Ad un bollettino di guerra delle 18 che non si fa scrupolo di usare una terminologia tipicamente militare, avremmo preferito anche un pochino di sana Educazione alla Salute, tipo "Non è mai troppo tardi": che cosa è un virus, un batterio, perché non sono per forza nemici, come funziona il nostro sistema di difesa, come si respira, come si indossa la mascherina, come si tolgono i guanti, come si lavano le mani... Che cosa è scientificamente una malattia: «Non un impedimento, ma una opportunità»  

Così come avremmo desiderato seria considerazione anche a chi opera costantemente nel territorio: operatori, infermieri, collaboratori, commessi, maestri, associazioni, singoli cittadini che hanno operato senza alcune indicazione, protezione, riconoscimento. Eppure è compito sancito dalla legge 833/78 a cui l'amministrazione della Sanità si è da anni colpevolmente sottratta accentrando tutto ciò che doveva essere decentrato.  La legge infatti parla di Unità,  non parla di Azienda, parla di Malato, non di Malattia, parla di Educazione, non di Addestramento. Permettetemi: sono due linguaggi totalmente diversi.  I risultati fallimentari di tale approccio sono sotto gli occhi di tutti. «L'Educazione alla Salute è una interazione costante, bidirezionale, paritaria, partecipata, mai terroristica». "Almeno - dice qualcuno - chiedano scusa".

Ma ammettiamo sia corretto parlare di Coronavirus come nemico, comportasi come in guerra. Ok. Anche su questo si è dimostrata una assurda inabilità strategica. Immaginate il nostro sistema immunitario composto da soldati come macrociti, linfociti, plasmacellule, immaginate di essere un Generale e che c'è un pericolo alla frontiera, che fate? Una persona normale come noi risponde: «Metto in allerta i soldati nelle caserme, li addestro, do loro chiare istruzioni, li stimolo al coraggio, a vincere la paura. Ecco: voi leggete troppi fumetti.
I nostri generali hanno detto: "Soldati cari, statevene buoni buoni chiusi nelle vostre caserme, stringete il culo, non rompete le palle, voi non servite a niente. Ma non vi preoccupate, ci penseranno i marines, voi state buoni e aspettate che vengano a liberarci . Il grande immunologo Bill Gates sta approntando un Vaccino 5G".  Linfociti come droni, peggio che nei peggiori romanzi d'appendice.  Mettevi nei panni di un linfocita, poi dice che diventa depresso e pian piano un immuno-deficiente. Come strategia di guerra non c'è male, «Almeno - dice qualcuno - I Buriocrati di Sistema chiedano scusa".

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La filosofia del mortaio

la filosofia della tegola

La tela del Ragno

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Gabriele Carcano, farmacista arte-terapeuta, Premio Nazionale Educatore Sanitario 1985.

(«Qualcuno dice che Gabriele sta trent'anni avanti, non è assolutamente vero, è il sistema che è rimasto al 1978. "Almeno ci chiedano scusa", quel qualcuno sono io». Oscar Brilli, scrittore fesso indefesso)