Poema epico a tre voci

1985 – Parapat è il porto per raggiungere da Sumatra l’isola di Samosir, al Lago Toba, Indonesia.
Sulla riva di Samosir ci sono tre villaggi addossati alla montagna, Tomòk è la capitale, Tùk Tùk e Ambarìta due piccoli agglomerati di case Batack. Il Lago Toba è il lago vulcanico più grande e più alto del mondo. In cima alla montagna c’è un altro piccolo lago, si dice sia la bocca del vulcano, la porta per l’al di là.
Questa storia comincia al mercatino Parapàt, dove Kuridìn, il padrone di casa, ci aveva portato col suo barcone a fare acquisti. Comincia quando Paolo, che indossava orgoglioso la sua famosa tuta di jeans col tascone sul petto, ebbe la fantastica idea di visitare anche un gabinetto del luogo.

 

Film e Foto con Matteo e Marte

In tutto questo lo stupore vero è stata la attiva e convinta partecipazione dei giovani, che eppure non avevano conosciuto Paolo. Hanno arricchito la manifestazione di quei mezzi che nel 1984 non si immaginava potessero esistere.

I giovani hanno portato il cinema con corti di 5 e di 10 minuti, perfettamente montati ed elaborati, dalle luci ai testi, opera da professionisti. Matteo, Giacomo e Carlo si sono prodotti in un VideoRap scatenato e raffinato, hanno dimostrato capacità tecnica e fantasia. Ma soprattutto che questi nostri giovani non sono affatto superficiali e farfalloni. Sanno quel che vogliono, qualche volta lo ottengono.


In questa dimensione ‘immaginaria’ si inserisce la proposta delle sagome di Eva e Sarah: “Fatti una foto”.

Nell’ampio corridoio tra le tre sale, la prima dedicata alla Musica, la seconda al Cibo e all’Intrattenimento multimediale e la terza al gioco e al disegno, circolavano personaggi da favola, un pagliacci, un pirata, la Madonna delle Banane, il casco di Freddy Mercury. Ognuno poteva scegliere la sua cambiare personalità, atteggiarsi in una nuova smorfia, improvvisare una sua parte, unirsi in coppia… il tutto con lo scopo dichiarato di ‘farsi un selfie”.

 

La Funzione del Teatro e MusicApolis

La prima cosa che faceva Ippocrate con un malato era portarlo nell’isola di Coos, ‘isolarlo dal quotidiano’, chiaro riferimento alla necessità di Rilassamento e Meditazione.
La seconda era obbligare il paziente ad assistere a due tragedie e una commedia, chiaro riferimento alla necessità di una Pratica Artistica per la Salute con il fine di acquisire conoscenza di sé (‘Gnosi Teatuon’) e consapevolezza del proprio Equilibrio.

Concetto condiviso anche dalle altre Medicine soprattutto orientali, i due momenti ad esempio corrispondono al “Samadi” e al “Vipassana” nella pratica buddista. Si ricorre alla metafora del volo, per il quale occorrono due ali: Pacificazione Profonda e Consapevolezza.


La gradita e attiva partecipazione degli utenti del Centro Diurno “La Bussola” e del “Gruppo Sclerosi-CantiereSalute”, ha reso evidente come il malato non dovrebbe mai separato dal vivere quotidiano, ma la assoluta necessità di integrazione e condivisione.

La loro presenza ha inoltre inviato un messaggio tanto chiaro quanto importante: è più facile combattere contro un nemico esterno in carne ed ossa, che puoi vederlo, toccarlo e magari darsela a gambe, che contro un infame nemico che ti corrode da dentro, che non si vede, che si nasconde, che ti attacca sempre quando sei più debole.

Il loro atteggiamento marziale è eroico, la loro volontà di continuare a combattere, la loro pazienza di ricominciare ogni volta da capo,


Tutto è nato quando Silvia ha desiderato regalarci una sua canzone in ricordo di Paolo a trenta anni dall’incidente,

E' bastato questo per mettere in moto una Rete Spontanea che, stimolata soltanto  dalla intenzione di fare Musica ha creato un vortiche che ha coinvolto le altre arti.

“Ti ricordo così”, la canzone di Silvia ha coinvolto tanti altri musicisti che si sono adoperati per preparare qualcosa di proprio o per riproporre una delle canzoni che scrisse Paolo. Si è così acceso un un movimento di persone che non si è più fermato. Il bello di una tale rete è che quando infine tutto era al termine e ci è stato chiesto chi aveva mai organizzato un tal bell’evento, tutti noi ci siamo guardati con la consapevolezza di una risposta meravigliosa: “Non lo sappiamo. Nessuno può dire di averlo programmato e realizzato così”.