Piuttosto d’intuizione: all’esercizio ponderato del pensiero si unisce il lampo dell'intuizione che completa la misteriosa genesi di un’opera d’arte. In fondo ciò che chiamiamo “ispirazione” altro non è che quel soffio (respiro) che solleva il ‘creatore’ dallo sforzo intellettuale, specie di tavolozza del fare artistico. E comunque il pensiero deve fare sempre posto all'impronta selvaggia della vita (ecco l’emozione che irrompe come un vento imprevisto).

Quale è il tuo rapporto con la storia della poesia?
Quanto al mio rapporto con la storia della poesia, confesso che è sempre vivo, fecondo. Leggere gli altri, specie chi è venuto prima, dispone ad un' umiltà imitativa che è necessaria così come è altrettanto necessario tentare di affrancarsi dal passato, dal già detto o scritto, per trovare una propria voce e originalità. Siamo sempre all’interno della storia - è innegabile - ma abbiamo il dovere di fondarne una nuova. Impariamo sempre da chi ci ha preceduto però occorre ringiovanire il mondo con una testimonianza che superi l’imitazione.

Leonardo da Vinci diceva che “l’esercizio creativo fa crescere le menti". Secondo te è il Pensiero che produce il Movimento o è il Movimento che produce il Pensiero? Più chiaramente: ‘E’ l’Io che produce il movimento creativo o è il movimento creativo a produrre l’Io’?
Sarà per la mia formazione filosofica, io in realtà sono più incline a parlare di “atto” che non di movimento (ma riconosco che il termine ‘movimento’ abita più liberamente le scienze cognitive). Ad ogni modo: in gioventù, davo un enorme importanza al ruolo della mente, probabilmente perché questa vive di ritmi assai rapidi dall’adolescenza ai primi vent’anni. È mente volitiva, vorace, plasmerebbe il mondo. Successivamente quando la maturità del corpo ti fa divenire più consapevole di un limite fisico e umano, la mente decelera e si fa più cauta e modesta. In questo momento si raggiunge l'equilibrio e si comprende che mente e corpo, o se vuoi azione, gesto, movimento, sono imprescindibili, che una buona chimica della prima decide e dipende dei e dai secondi. Ne consegue, per toccare meglio il tuo quesito, che il pensiero precede forse il movimento creativo, l’“atto” ma ne è anche influenzato. È certamente l'opera a discendere dal pensiero, tuttavia è la prima che, come recita il motto leonardesco, “fa crescere le menti”. Aggiungerei che il costante esercizio creativo aiuta la mente ad essere feconda.

Secondo te, visto dalla parte del lettore la poesia produce prima movimento o prima pensiero?
Su questa domanda sarò più breve: non c’è pensiero che non sia tradotto in parola. Il loro mistero si compie all'unisono. D'altronde “In principio era il Verbo...” La poesia sollecita entrambi: il movimento e il pensiero senza una precedenza assoluta dell'uno verso l'altro. Ma credo però di aver trascurato nelle mie osservazioni un aspetto importante, e cioé, l'importanza dell’esperienza e di quelle finestre attraverso cui tale esperienza si fa avanti, le finestre dei sensi. Potrei allora dire che anche in poesia, l’esperienza precede qualsiasi movimento creativo e dunque la formazione di un pensiero che ai associ a un simile movimento.
Prendiamo proprio la poesia che tu hai scelto. Inizia con l’immagine di una farfalla (larenzia) che per contrasto di luminosità spinge al ricordo di una città da me abitata, San Pietroburgo, con il suo porto “atro” e abbandonato (un tempo vi ormeggiava una delle divisioni nautiche più prestigiose d'Europa). Ed ecco prender corpo un pensiero, quello della luce, se essa abbia potere salvifico. E giungere ad un vero e proprio momento di ponderazione filosofica e ontologica: “c’è il tempo di marciare / e quello d'accamparsi”.
Per chiudere con i due versi che tu hai isolato e “celebrato” che sono un'esortazione ad applaudire la vita quando essa si fa sentire. Dunque, di nuovo, l'emergere dell’esperienza (“la vita”) che irrompe con la sua bellezza, i suoi drammi, i suoi piaceri, mediante le finestre-sensi.
Quindi per precisare una risposta che cercavo di darti, al movimento creativo va annesso il potere integrante dell'esperienza esistenziale, che è inizialmente percettiva e sensoriale.

Cosa è per te leggerezza?
Apprezzo molto quando scrivi che “per fare uno scarabocchio, occorre l'ingenuità di un bambino, perché il significante abbia significato, la saggezza del vecchio”.
Per me la leggerezza è superare la ‘scuola’, la ‘tecnica’. Far sì insomma che nell'opera non si avverta né la capacità di fattura, né le 'credenziali' dell'autore. Leggerezza è michelangiolescamente ‘sottrarre’, ‘levare’, ‘togliere’. Per la poesia in particolare, significa non far sentire la ‘letteratura’. Ovvio che siamo sempre in un contesto quando creiamo, figli di un passato, ma anche quando citiamo possiamo riuscire a farlo con una sapienza mimetica che dissimula il riferimento. Citare come omaggio, come atto di modestia, sì, non come esercizio di potere dietro cui celarsi.
In effetti devo riconoscere che “Passi esornativi….” È ancora troppo nella letteratura. Con “Orazioni” credo invece di essermi affrancato e trovato la necessaria levità (pur con temi che pesano) che spetta alla buona poesia.

Grazie Daniele. Per finire cosa mi puoi aggiungere sul rapporto tra parola e gesto?
Poco: il rapporto tra parola e immagine è da te ben indagato e in effetti hai ragione a sottolineare che il mio “Colombario” ricercava una particolare parentela fra le due. Nello stesso tempo credo profondamente ad un'autonomia delle due arti, non deve esservi alcun rapporto servile o didascalico. Ciò non toglie che una poesia possa per esempio essere molto icastica e una pittura narrativa o lirica. Ma questa è un’altra cosa.
Ultima osservazione: Grazie Eva di aver scelto la mia poesia come esempio di creazione artistica.

 

1 Introduzione

2 La nascita della poesia

3 La mente e il movimento creativo

4 La natura della mente

5 L’uomo primitivo e il bambino

6 Poesia ed Immagine

7 Bio-Biblo-grafia