Così il bimbo cresce, raffina la sua esperienza di bellezza, comincia a giocare con l’argilla, prende in mano una matita, getta un sasso nello stagno, qualsiasi cosa che gli permetta di lasciare la sua impronta sulle cose. Quel che più gli piace è l’imprevisto, un momento prezioso che desta la sorpresa, sveglia la curiosità e crea lo stupore, primo indizio dell’arte. Il gioco nasce dal caso e dall’imitazione, il gioco e l’arte sono “libere manifestazioni della energia vitale.”

Più tardi il bimbo, ormai adolescente, comincia a prendere sul serio quello che fa. Quando disegna cerca sempre più di ottenere il massimo realismo e una moderna estetizzazione. Il suo gesto esce dal mondo del sogno e dello stupore per entrare in quello del mercato e della produzione . A questo punto generalmente si smette di giocare. Il gioco è finito. Siamo diventati grandi.
Su quale grado di grandezza siamo giunti noi adulti, ce lo può dire la scienza, secondo cui il gioco è Il parametro scientifico più importante per stabilire il grado dell’evoluzione. Considerando che ‘Gioco’ non è un Risiko atomico né un Gratta e vinci, possiamo posizionarci ben al di sotto di una scimmia che si trastulla con uno smart-phone.

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