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Era una mattina di giugno del 1999 e guardavo per l'ultima volta il mio ufficio.
Il sole era caldo e filtrava dalla finestra disegnando strane forme sul muro.
Ricordo la prima volta che vi ero entrato. Era lindo, le pareti erano state imbiancate da poco ed il pavimento era lucido e scivoloso. Il sole disegnava sulle pareti appena dipinte le stesse strane figure, quel giorno mi sembravano farfalle ma non quella mattina di giugno. Quel giorno mi sembravano grotteschi scarafaggi che mi scrutavano ridendo.

 

Autismo, la testimonianza di un padre

Qualcuno (in realtà un qualcuno che si è rivelato un amico, di quelli che non ti aspetti di incontrare nella vita quotidiana), qualcuno dicevo, mi ha chiesto di fargli capire cosa è l’Autismo.
Su due piedi, di solito, non so dare una spiegazione esauriente, che inquadri tutto e nella giusta prospettiva. Ho chiosato un po’ dei soliti stereotipi, le solite spiegazioni: una malattia neuro-degenerativa che si riconosce e diagnostica (parolone l’ultima) dallo studio delle conseguenze e non dai sintomi. Una spiegazione classica: compromissione delle relazioni, presenza di azioni stereotipate... e così via.
La verità è che l’Autismo produce merda. E solitudine: vera ed estrema solitudine.

 

Poema epico a tre voci

Si inizia con una strofa a testa, poi man mano le voci diventano più rapide alternandosi con altri ritmi (T 10’)

V.F.C.. 1985 – Parapat è il porto per raggiungere da Sumatra l’isola di Samosir, al Lago Toba, Indonesia. Sulla riva di Samosir ci sono tre villaggi addossati alla montagna, Tomòk è la capitale, Tùk Tùk e Ambarìta due piccoli agglomerati di case Batack. Il Lago Toba è il lago vulcanico più grande e più alto del mondo. In cima alla montagna c’è un altro piccolo lago, si dice sia la bocca del vulcano, la porta per l’al di là.
Questa storia comincia al mercatino di Parapàt, dove Kuridìn, il padrone di casa, ci aveva portato col suo barcone a fare acquisti. Comincia quando Paolo, che indossava orgoglioso la sua famosa tuta di jeans col tascone sul petto, ebbe la fantastica idea di visitare anche un gabinetto del luogo.

 

Bianca, la simpatica capretta mia vicina di casa, con molta disinvoltura, quasi ogni giorno, si apparecchiava il desinare sul prato condominale piuttosto che nel territorio del suo padrone. Con agilità e scioltezza, una volta che aveva deciso, senza ripensamento alcuno, saltava con slancio la rete: mezzo giro e oplà, il prato era tutto a sua disposizione.
La prima volta che osò superare la barriera fu perché era stata colta da livida invidia per il montone che, bestia possente, era balzato in territorio “straniero”. Lei, così alta, così slanciata, non avrebbe mai potuto rimanere nel recinto e, se fino ad allora lo aveva fatto, era stato solo perché era timorosa.
Detto fra noi, se vale per l’uomo, vuoi che non sia più che valido anche per capre e pecore il detto “l’erba del vicino è sempre più buona?”

 

Diciamola tutta, diciamola breve. Come reagireste voi italiani se vi si dicesse: “Dante Alighieri era tunisino, tutte le parole che ha inventato era perché non sapeva bene l’italiano?” Ecco: come dovrebbero reagire gli inglesi se dicessimo loro che “Shakespeare era siciliano e i suoi 4500 neologismi erano una sorta di Gramlot alla Dario Fo?” Sarebbe un casino, ma la cosa non avrebbe la minima importanza. Non ci sarebbe nulla di nuovo: i romani entrarono in Britannia con la loro cultura, mentre la cultura romana si era formata assorbendo quella di tante altre civiltà e tribù. Per i romani ogni dio era buono, magari gli cambiavano nome, ma ne assorbivano riti e pensieri. La ‘Cultura’ è sempre nata dall’unione di pensieri diversi. Nulla di buono mai nasce se esiste un confine.

 

8 milioni di donne si sono raccolte,
in meditazione, ognuna a casa sua,
con un insolito e strano mantra"

"La Terra non è un buco" 
"La Terra non è un buco" 
"La Terra non è un buco" 

(ad libidum con ritmo)