Quando a Bologna il professor Carlo Ventura ci parlava dei suoi studi, davanti a diapositive di microscopiche cellule danzanti, io credevo stesse raccontando una favola. Lui sottolineava che quanto stava dicendo rispondeva a documentati studi scientifici, ma io non avevo altro mezzo che l'immaginazione per poter entrare in un mondo così fantastico, che poi è il "reale", il mio mondo, sono io.
La chiave me l'aveva regalata Qwfwq*: " 

«.. E quando dico "innamorato da morire" intendo qualcosa di cui voi non avete un’idea, voi che pensate che innamorarsi voglia dire per forza innamorarsi di un’altra persona, o cosa, o cosa diavolo, insomma io sono qui e ciò di cui sono innamorato è là, invece io vi parlo di prima che mi mettessi in relazione con niente, c’era una cellula e quella cellula lì ero io, e basta.»

Adesso, sullo schermo in fondo alla sala, stavo vedendo proprio quella cellula innamorata. Era lì, viva, visibile attraverso un microscopio superspettrale, eccitata dalla presenza di una luce fredda, di una vibrazione, verso cui dirigeva la sua membrana con desiderio o curiosità. Potevo anche sentire la sua voce, vibrante, che risuonava con un suo ritmo, il canto di una molecole di lievito a venti gradi, il tum tum tam di una cellula miocardica.

Intanto Carlo Ventura stava dicendo che le cellule possono vedersi tra di loro, che comunicano continuamente, e che possono esse stesse emettere radiazioni luminose per comunicare con le altre: «Dal 1992 sappiamo che le cellule riescono a gestire questa radiazione elettromagnetica facendola oscillare, vibrare. È una luce fredda, non c'è calore, c'è vibrazione. Le nostre cellule si scambiano informazioni in un dialogo continuo attraverso vibrazioni.»

Ma come parlano, come comunicano, come si propagano queste vibrazioni?
Va bene che circa il 77% del corpo umano è fatto di acqua ma noi non dobbiamo immaginare il nostro interno come un limpido mare e le nostre cellule, mitocondri, cromosoni, filamenti, come pesciolini rossi. È come un brodo primordiale, è un gel fatto di filamenti, microtubuli, mitocondri, acido jaluronico, DNA....
È «un tutto picchiettato, lentigginoso, cosparso di filamenti o fuscelli o bastoncini, e ognuno di questi filamenti o fuscelli o bastoncini o cromosomi aveva una precisa relazione con qualche particolarità di quello che io ero.»

Sullo schermo era apparsa l'immagine di una tela di ragno, grazie alla quale quello strano animale sente immediatamente la presenza di una mosca. Ecco allora come comunicano le cellule: nel nostro corpo il connettivo è come una ragnatela. Una singola entità vibrazionale interviene su tutta la tela. Come dire che una cellula non può emettere una vibrazione, magari a causa di una proteina indigesta, che tutto il resto del corpo lo viene immediatamente a sapere.

La vita è vibrazione, è luce, è suono, è mutamento.
«E tutto questo dovete riconoscere comincia a mettere addosso il senso dell’attesa, d’una lieta speranzosa attesa, anzi, dell’impazienza, una festosa impazienza, una festosa eccitata impazienza giovanile, e insieme un’ansia, una giovanile ansia eccitata e in fondo dolorosa, una dolorosa insostenibile tensione d’impazienza... cioè quella tensione verso il fuori l'altrove l'altrimenti che altro non è che una stato di desiderio».

In quel momento ero una cellula attratta da una luce, da un suono, come fosse un innamoramento verso quel che è nuovo, diverso, altro da me. «La cellula sana è asimmetrica, mutevole, non sta mai ferma, vibra. Quella immagine di cellula ferma immobile, bella tonda, sui nostri sussidiari corrisponde piuttosto ad una cellula malata, forse anche tumorale», che se ne sta nel suo mondo a farsi i cazzi suoi senza reagire alle vibrazioni esterne. La vita è movimento, vibrazione, mutamento, battito, ritmo, ripetizione, rito, respiro, una danza primordiale.

Mi sentivo eccitato come una cellula innamorata da morire. La mia membrana fremeva di pelle d'oca. La luce dello schermo mi attirava come un moscerino, non riuscivo a stare fermo e non capivo. Di nuovo Qwfwq mi ha portato a comprendere il perché di tale eccitazione:

«Ora non guardiamo se lì intorno ce n’erano altre cellule, non importa, c’era quella cellula lì che ero io ed è già tanto, una cosa così basta e avanza a riempirti la vita, appunto di questo senso di pienezza volevo parlare, pienezza non dico per via del protoplasma che avevo, si sa che le cellule sono piene di protoplasma se no di cosa volete che siano piene, io parlo d’un senso di pienezza diciamo se permettete la parola aperte le virgolette spirituale chiuse le virgolette, cioè il fatto della coscienza che quella cellula lì ero io, era questa coscienza la pienezza, era questa pienezza la coscienza, una cosa da non lasciarti dormire la notte, una cosa da non star più nella pelle, cioè appunto la situazione che dicevo prima dell’«innamorato da morire».

Per quale sincronismo oscillatorio, proprio in quel momento Carlo poneva una domanda, la stessa che si pose Italo Calvino nel 1967: «Come fa una cellula che non ha occhi per vedere, orecchie per sentire e nemmeno un naso da mettere fuori, ad avere la coscienza di essere pluricellulare?» Ed ecco ora, improvvisamente, avevo una risposta. La cellula vibra, vibra per amore.
Le cellule comunicano continuamente non solo tra loro, ma anche con l'esterno del nostro corpo. Attraverso vibrazioni, campi elettromagnetici. Quarantamila cellule cerebrali presenti nel miocardio emettono onde fino a tre metri ad un'ampiezza sessanta volta maggiore a quelle del cervello. La nostra realtà biologica è parte della natura vibratoria dell'universo.
Insomma: tutto l'universo, compreso ogni uomo, vibra in risonanza. Siamo parte di un tutto, in ogni istante ci adattiamo a campi vibrazionali. La musica dell'universo è un coro di stramiliardi di voci che cantano una meravigliosa sinfonia senza che ci sia un direttore di orchestra. E se questo non è meraviglioso...

Vibrazione è suono, è colore, è odore, è contatto: Arte,  prima ancora che scienza, perché una scienza senza arte, percezione, intuizione è solo una sterile tecnica. Suono, luce, colore sono campi elettromagnetici. Ogni manifestazione artistica può parlare alle dinamiche più profonde della nostra biologia. Questa ora è scienza.
Nel 2016, presso il teatro San Leonardo di Bologna, Carlo Ventura con un percussionista jazz, Milford Graves, e un attore di teatro, Alessandro Bergonzoni, si sono esibiti davanti ad una cellula staminale di grasso adagiata su un microscopio equipaggiato con una camera iper-spettrale capace di coglierne le vibrazioni e farle direttamente vedere agli spettatori su un grande schermo.

«La sorpresa è stata generale quando abbiamo visto che con il variare della performance le cellule cambiavano il loro ritmo, la loro vibrazione. Prima era una risonanza passiva, andavano dietro all'artista, ma poi sviluppavano un moto proprio. Ho chiesto ad Alessandro di recitare senza rete in più direzioni, un brano con voce stentorea, uno comico, una surreale e una preghiera. Quando gridava la cellula vibrava in superficie nella membrana, quando invece aveva una voce dolce si attivava più in profondità, quando infine l'attore si è rivolto direttamente alla cellula chiedendole se fosse in grado di rigenerarsi si è attivato il nucleo.»

La cellula è in grado di auto-rigenerarsi.
«Con una sonda piccolissima che termina con un solo atomo (suonocitologia) abbiamo registrato la voce di una cellula miocardica. La abbiamo poi proposta a cellule staminali di lievito, dopo due settimane queste cellule si sono trasformate in nuove cellule miocardiche. Le cellule presenti in ogni parte del corpo umano hanno un potenziale diffusivo di energie fisiche, possono riprogrammarsi, rigenerarsi. Si chiama potenziale di auto-guarigione (Vis Medicatrix Naturae). Possiamo sperare che con la medicina rigenerativa in prima istanza non si abbia più bisogno di trapianto di cellule e tessuti.»

«Vedete quindi che dicendo «innamorato» non dicevo una cosa tanto fuori luogo, e voi che eravate sempre lì lì per interrompermi e dire: «innamorato di se stesso, uh uh, innamorato di se stesso» ho fatto bene a non darvi retta e a non usare né a lasciarvi usare quell’espressione, ecco vedete che l’innamoramento era già allora lancinante passione per il fuori di me, era il divincolamento di chi spasima per scappar fuori da se stesso così come io andavo allora rotolandomi nel tempo e nello spazio innamorato da morire.»

La Salute è un pulsare tra "corpo-mente e ambiente", l'Uomo è tutto ciò che sta tra cielo e terra, la Vita è vibrazione, verbo, suono, è respiro, e se possiamo aprire le virgolette, è "Spirito". Ora anche la Scienza ci dice che è vitale l'Intenzione, ripete che questo respiro, o "Spirito", per guarire deve essere "Santo". 
 «Siamo parte della natura vibratoria dell'universo. Sappiamo adesso che cosa è bello per noi,  cosa ci fa vibrare in armonia. Sappiamo che  questa armonia, questa bellezza, questa risonanza, si chiama Amor... Non si abbia paura di questa parola. È l'amore che fa vibrare in fase le nostre cellule. Siamo ben di più che una macchina perfetta»
Così conclude Carlo, e mi sembra un'ottima chiusa, un suono vibrante a tre voci, da quella antica di Italo a quella gracchiante di Daddo.   




Convegno Hearthmindlab, Nai Dan Scholl, Bologna, 22/23 febbraio 2020

"Ti con Zero" - Mitosi 

Carlo Ventura - Melodie Cellulari

Carlo Ventura - L’Arte apre le nuove frontiere della Scienza

farmalibri - San Globuletto Rosso, il racconto di una cellula senza nucleo

Gabriele Carcano - Il Sistema Immunitario e Gin Aureo Stafilococco

La tela del Ragno

Lo Stress e la Risata

Il Vero Virus sono io

Sogno il mio funerale

Oscar Brilli - La filosofia della tegola